«Se fai pagare la prova allora le prendo online»
Il direttore del FestivalFilosofia: «Il problema c’è ed è serio ma il commercio offra ciò che non può dare un algoritmo»
«Far pagare la prova delle scarpe? Allora davvero le compro online». Daniele Francesconi si è scontrato con il nuovo sistema adottato nel negozio di via Emilia Centro. Lo ha evidenziato in un post ironico su Facebook, sostenendo che la prova a pagamento «è una risposta di frustrazione» alla concorrenza in rete. «È questo il modo giusto di contrastare il fenomeno di chi prova le cose e poi le compra sui siti globali di e-commerce? – la domanda nel post – la questione esiste, ma le si risponde con una commissione? E soprattutto, non sarebbe commercialmente più vincente dare in cambio personalizzazione, rapporto col cliente, consigli che come si dice: “Ti facciano tornare”? Insomma, tutto quello che per il momento gli algoritmi non sono in grado di offrire?». «Non ci tornerò più – ha spiegato ieri – e dirò agli amici di non andare». Francesconi rivendica «il diritto di verificare l’articolo che si vuole acquistare: nel caso della scarpa l’unico modo è provare». In generale, ha notato «modalità molto aggressive e saccenti» che sostengono la tesi del “non ritorno”. Nel post non mancano elementi per alleggerire la tensione. «Col telefono in mano mi offro di chiamare la Polizia municipale per verificare se è davvero così – si legge, intendendo la prova della scarpa come un servizio –. L’atteggiamento cambia. La 12enne prova le scarpe su divano Louis Vuitton, di un lusso kitsch da clan Casamonica. Il numero è giusto, le scarpe mi si dice che siano belle e le compriamo (lo so, il problema è tutto qui e me lo sono andato a cercare)». —
G.F.
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