Caso Ghizlan: chiuse le indagini sul marito
Chiuse le indagini su Khalil Laamane, il marito della 37enne Ghizlan El Hadraoui: la donna uccisa e bruciata nella sua auto in febbraio e diventata un simbolo della lotta la femminicidio. La Procura ha inviato l’avviso di conclusione indagini al suo difensore, avvocato Giovanni Gibertini, avviando così i venti giorni previsti dalla legge per permettere al 49enne di origini marocchine di svolgere attività difensive e eventualmente farsi interrogare dal pm che segue l’inchiesta.
L’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato. Su di lui pesano numerosi indizi, a cominciare dal portachiavi della moglie morta in suo possesso. Ghizlan sarebbe stata accoltellata per sette volte alle spalle, caricata sulla sua auto, portata in via Cavazza e data alle fiamme col mezzo perché voleva separarsi da lui. La mattina in cui fu trovata l’auto bruciata in un prato accanto all’inceneritore di via Cavazza, la polizia contattò subito il marito. Si trattava di una persona senza precedenti, con un lavoro e dedito anche ad attività di volontariato: una persona poco sospettabile. Ma il suo comportamento aggressivo e i racconti del vicinato attirarono l’attenzione su di lui. Emerse che era stato denunciato dalla moglie per maltrattamenti e minacce. Nel corso delle indagini Laamane diventò una figura di marito inquietante. Ghizlan era emancipata, amante dello stile di vita occidentale e del tutto integrata nel quartiere dove abitava, in via Puccini. Il marito no. Era contrario alla separazione. Inoltre la coppia aveva da poco ricevuto la generosa eredità di una coppia di anziani vicini modenesi che adorava Ghizlan: due appartamenti attigui nel palazzo e denaro contante. Proprio per questa vicinanza di abitazioni il marito la minacciava spesso, anche di morte, e la perseguitava fino all’ultimo agguato, un’imboscata finita in un omicidio. —
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