Il Natale “precario” dei 32 dipendenti «Ma speriamo ancora Qui si lavora bene»
Continuano i picchetti davanti allo stabilimento di via Venezia Oggi assemblea e lunedì incontro decisivo con i vertici a Lainate
il racconto
Chissà se Edoardo Rossetti, padre e fondatore del colorificio Rossetti Vernici poi diventato J Colors, oggi si rimangerebbe le parole dette il 7 aprile 2016 nella storica stretta di mano con Carlo Junghanns davanti alla fabbrica riaperta dopo il terremoto. «È un giorno molto importante - disse Rossetti - Sono molto contento di quanto sta avvenendo e che l’amico Junghanns non ha fatto come altri imprenditori che hanno preso milioni per spostarsi da altre parti dove faceva più comodo. Quando ha rilevato l’azienda mi ha detto “io ti manterrò il personale, farò tutto quello che c’è da fare”. È una persona seria».
Sono passati poco più di tre anni, ma quella giornata di festa rimane soltanto in un video di youtube che continua a rimbalzare nelle chat dei 32 lavoratori. Maestranze che ora vedono barcollare il posto di lavoro per il quale hanno lottato a lungo, accettando anche di andare a Lainate, nell’altro stabilimento di J Colors, per trasmettere ai colleghi lombardi le loro competenze. Chi ha potuto e dopo aver intuito che in via Venezia, nonostante le promesse, il futuro era incerto ha deciso di intraprendere altre strade lavorative. Ma c’è chi è rimasto fedele fino in fondo, convinto che ancora una volta la laboriosa Emilia sarebbe stata un esempio, garantendo dignità e lavoro anche a fronte di una crisi aziendale. Speranze che continuano ad aleggiare tra le maestranze, tuttora impegnate in un picchetto mattutino utile a portare nelle strade le loro preoccupazioni, alla ricerca quantomeno di una solidarietà cittadina e di coloro che attraversano frettolosamente il polo industriale.
Ieri c’è stato anche un moto d’orgoglio quando il consigliere delegato Giovanni Mitrano è arrivato in azienda dopo l’incontro in Regione. In un comunicato ha ribadito le criticità e l’intenzione di avviare il licenziamento collettivo: «Si ribadisce l’inevitabilità del piano di ristrutturazione confermando la piena disponibilità a valutare, riconoscendo quale sede naturale quella ministeriale avendo la procedura carattere nazionale, ogni eventuale soluzione per una gestione degli esuberi tale da minimizzare gli effetti sul piano occupazionale favorendo, tra gli altri, anche strumenti di politica attiva del territorio con il concorso degli enti coinvolti».
Un messaggio molto chiaro: J Colors vuole giocare la sua partita a Roma e al momento apre ad un possibile scenario di ammortizzatori sociali. «Dobbiamo parlarne tra di noi - dicono alcuni operai - Oggi faremo assemblea, i picchetti restano fino a venerdì e attendiamo l’incontro di lunedì a Lainate. Prendiamo la comunicazione dell’azienda e l’incontro a Bologna come un piccolo, piccolo passo avanti per darci un po’ di tranquillità, ma ogni valutazione è prematura. Di sicuro sarà un Natale precario per tutti noi, speriamo che lunedì qualcosa possa cambiare».
Anche tra le maestranze la sensazione è comunque di essere arrivati al capolinea con questa proprietà. E allora ci si aggrappa alle speranze che al momento fanno rima con ammortizzatori sociali o un prolungamento della produzione, ma che a lungo andare portano a sognare un acquirente in grado di rilanciare un polo produttivo in passato all’avanguardia europea.
«La speranza è quella - ammettono i lavoratori - ma siamo consapevoli che servirà tempo. La Regione sta facendo un grande lavoro, ci auguriamo possa concretizzarsi con un futuro occupazionale. Intanto grazie a chi ci è vicino, Comune compreso».
Nei giorni scorsi sono stati diversi gli attestati di vicinanza ai lavoratori: in via Venezia sono passati il sindaco Sandro Palazzi, l’assessore regionale Palma Costi e il presidente Stefano Bonaccini. «L’obiettivo è salvare i posti di lavoro - ammette Palazzi - Ci stiamo tutti adoperando per essere compatti perché le istituzioni unite possono essere una garanzia. Noi, così come la Regione, abbiamo ribadito massima disponibilità al dialogo, ma solo a fronte di progetti concreti e a tutela dell’occupazione». —
F.D.
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