No Tav, blitz della polizia tra gli antagonisti: perquisizioni anche a Modena
Esponenti antagonisti di Modena del centro sociale Guernica accusati de reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità.
TORINO L'attacco al cantiere della Torino-Lione, il 27 luglio in Val di Susa, è stato «premeditato e coordinato dai leader di Askatasuna e dai suoi militanti». In primis Giorgio Rossetto e Mattia Marzuoli, storici capofila del centro sociale torinese. La polizia ha notificato loro oggi una misura di custodia cautelare in carcere.
«Sono i registi di quegli episodi di violenza, che si sono avvalsi di altri militanti per coordinare vari gruppi», spiega il dirigente della Digos Carlo Ambra. Altre 12 provvedimenti, di divieto di dimora e obbligo di firma, hanno raggiunto sette esponenti di Askatasuna, due tra i principali referenti dell'ala più oltranzista del movimento No Tav e tre antagonisti di Modena, Parma e Vicenza. Le accuse, a vario titolo, sono resistenza aggravata a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità.
Un'operazione che il capo della polizia Franco Gabrielli, oggi in città per un incontro in Prefettura, porta ad esempio: «Manifestare è legittimo, ma non porre in essere atteggiamenti violenti». Nel mondo politico, invece, si accende la polemica. Francesca Frediani, consigliera regionale M5S, valsusina e No Tav, difende gli indagati. «Noi siamo semplicemente dalla parte giusta», scrive sui social e i sindacati di polizia insorgono. «Dichiarazioni gravi e intollerabili» per il Siulp, che le ricorda di «essere una componente delle Istituzioni».
Il leader della Lega, Matteo Salvini, invita a «non fare sconti all'estremismo di sinistra», mentre Fratelli d'Italia, con la parlamentare Augusta Montaruli, chiede «lo sgombero di Askatasuna» e Osvaldo Napoli, del direttivo di Forza Italia alla Camera, si rivolge alla sindaca Appendino perché «richiami al buon senso quegli esponenti del M5S che per troppo tempo hanno strizzato l'occhio ad Askatasuna».
L'operazione di polizia ha colpito l'ala più violenta del movimento No Tav, nonché i maggiori leader dell'autonomia torinese. Sono loro che a luglio, durante la marcia organizzata nell'ambito del 'Festival dell'Alta felicità' poco dopo la decisione del Governo di procedere con la Torino-Lione, posizionano un centinaio di manifestanti travisati sul sentiero Gallo Romano, in Clarea, per sradicare la cancellata. «Ma quand'è che va giù sta cosa? Dai, tagliamo» è una delle tante esortazioni di Rossetto riportata nell'ordinanza. Sono loro ad aver coordinato il lancio di pietre e bombe carta contro le forze dell'ordine. «Tiriamo, tiriamo», dice Rossetto. «Marzuoli - si legge nell'ordinanza - invitava i manifestanti violenti a procedere verso il cantiere».
In sintesi Rossetto e Marzuoli sono la mente della lotta violenta No Tav. Gli altri la manovalanza. La Digos, grazie anche a telecamere nascoste, li ha ripresi a volto scoperto, mentre incitano la rivolta e «verificano l'andamento delle operazioni», mentre i compagni, travisati, armeggiavano con i flessibili intorno alla cancellata o lanciavano pietre e bombe carta. «La libertà di manifestare il dissenso deve essere garantita e non limitata con filo spinato», commenta il mondo No Tav. Ma le indagini proseguono per individuare altri protagonisti del disordine.
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