Gli alberi di Natale tecnologici degli studenti delle Marconi
L’originale allestimento in piazza San Bartolomeo grazie a Parrocchia e Comune «Risultato della solidarietà tra ragazzi che hanno aiutato i compagni più fragili»
In piazza San Bartolomeo, di fianco alla chiesa di Pavullo, quest’anno ci sono gli alberi di Natale probabilmente più originali della provincia: tre “piramidi” metalliche di diversa altezza addobbate con chiavi inglesi, pinze, prese elettriche, pezzi di motore, lattine e molti altri oggetti di recupero.
Un corredo molto originale per un’opera originalissima, voluta come saluto alla città nel periodo di feste e nata da un’esperienza di vicinanza e solidarietà tra ragazzi.
Lo hanno realizzato infatti gli studenti dell'istituto tecnico-professionale “Marconi” facendo crescere l’idea venuta l’anno scorso, quando fu realizzato un primo alberello di questo tipo da accendere a scuola a Natale. La proposta è nata dalla prof Daniela Monai, insegnante di sostegno che stava seguendo due ragazzi con disabilità (di prima e terza Tecnico) nell’allestimento dell’albero di quest’anno: perché non fare qualcosa di più grande, farne più di uno e renderli visibili a tutti in piazza? La scuola ha subito appoggiato: dalla nuova preside Anna Fucile ai prof Stefania Beneventi (referente dell’inclusione, da poco nominata vice), Fausto Baccolini, Giordano Adani e Pier Giorgio Mancini. La proposta è piaciuta molto a don Roberto (che ha concesso lo spazio parrocchiale e l’allacciamento alla corrente per le luci) e il Comune con l’assessore Ornella Ongari ha supportato creando le condizioni per andare avanti, subordinando il nulla osta alla semplice collocazione di alcune transenne intorno data la vicinanza al parco giochi.
Il lavoro da fare diventava impegnativo, ed ecco che a scuola è accaduto qualcosa che racconta di una gioventù ben lontana dai cliché di insensibilità ed egocentrismo: i due studenti sono stati affiancati da altri non disabili di tutte le cinque classi del Professionale (anche ragazze come Giulia, rappresentante d'istituto) che spontaneamente li hanno affiancati nella lavorazione rinunciando a ore libere al pomeriggio.
Il risultato è un amalgama sui generis di alluminio, acciaio e ottone che oltre a mostrare un’abilità tecnica capace di sposare la fantasia, racconta di un’esperienza di solidarietà. «È una bella prova di collaborazione tra studenti che neanche si conoscevano, ma che sono stati capaci di lavorare insieme ai loro compagni più fragili per un obiettivo comune – hanno sottolineato lunedì all’inaugurazione le prof Fucile e Beneventi – un bell’esempio di open class e di inclusione vera».
«Come amministrazione abbiamo riconosciuto subito il valore del progetto in sé e nel messaggio che manda all’esterno a noi tutti – ha osservato l'assessore Ongari – senza retorica ma con la concretezza del fare».
«È stato bello vedere gli altri ragazzi che venivano a darci una mano, li ringraziamo tanto perché è venuto un bel lavoro – hanno commentato Francesco e Mattia, i due ragazzi disabili da cui è partita l'opera – ed è stata anche un’occasione per fare amicizia». —
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