«Vantaggi in famiglia e la mia produttività è aumentata lontano dall’ufficio»
Rossana Mengozzi funzionario in Regione dal 2012 lavora da casa «Nessun controllo, si devono raggiungere gli obiettivi prefissati»
l’intervista
«Se avessi potuto lo avrei fatto per tutta la vita: lo consiglio a tutti». Rossana Mengozzi, modenese, lavora in Regione a Bologna e dal 2012 usufruisce del telelavoro, una opportunità che è stata anche una svolta per la sua vita privata. «I vantaggi - spiega Rossana - sono tanti. Dal punto di vista personale soprattutto la conciliazione degli orari. Ormai i miei figli sono grandi, tuttavia mia madre non è più autosufficiente. Come dice il vescovo don Erio faccio parte della generazione sandwich: ho ancora i figli in casa, ma anche gli anziani a carico. E quindi essere fisicamente a Modena e non in ufficio a Bologna mi consente, in caso di necessità, di recarmi da lei e accudirla. Se avessi avuto la stessa opportunità quando avevo i figli piccoli avrei veramente avuto una qualità della vita molto maggiore. Ricordo che io e mio marito facevamo la staffetta per non lasciare i bimbi piccoli soli in casa. L’opportunità di lavorare comodamente sotto il proprio tetto è davvero un salto di qualità per le coppie giovani che di certo non possono lasciare i figli all’asilo fino alle 20».
COME FUNZIONA
Ecco come funziona il telelavoro di Rossana, che in Regione ha il ruolo di funzionario dell’Assemblea legislativa e si occupa di partecipazione e legalità nell’ambito della Direzione generale: «Questa metodologia di lavoro mi è stata proposta dall’allora direttore generale nel 2012, un’opportunità che la Regione offre ai suoi dipendenti da molti anni. Ovviamente ho accettato perché avrei evitato di spostarmi quotidianamente tra Modena e Bologna, il che mi avrebbe fatto risparmiare ogni giorno due ore e trenta di viaggio tra bicicletta, treno e autobus».
Il telelavoro è un contratto individuale e quindi va concordato: «Nel mio caso ho fatto per un periodo un rientro di 3 giorni la settimana, poi sono passata a 2 rientri. È un’opzione variabile per ciascun dipendente, mentre esistono clausole fisse come le due ore di reperibilità». Ciò significa che nei giorni in cui Rossana lavora da casa deve indicare un lasso di tempo di due ore in cui essere reperibile: «Io ad esempio ho concordato la fascia dalle 10 alle 12, altri possono preferire dalle 9 alle 11 ecc. Restano fisse le ore complessive di lavoro che sono 7 e 12 minuti. Il vantaggio è che io posso lavorarle quando preferisco, ad eccezione della fascia di reperibilità concordata».
il controllo
Viene da chiedersi se l’ente o anche l’azienda privata che concede il telelavoro controlli mai i propri dipendenti. Nel caso della Regione il problema non si pone: «Non solo perché Skype segnala la propria presenza o disponibilità a computer, ma soprattutto perché lavoriamo ad obiettivi. Nel contratto individuale, ed è l’aspetto principale, vengono descritte le attività che io devo svolgere in telelavoro. Ognuno di noi ha un piano delle attività che indica anche quali obiettivi raggiungere e in quali tempi».
la qualità del lavoro
La possibilità di svolgere i propri doveri a casa ha cambiato anche l’approccio al lavoro di Rossana: «La mia capacità organizzativa - spiega - è molto migliorata ed è aumentata pure la produttività. Questo perché la mia professione in gran parte consiste nella valutazione di progetti e relazioni: poterlo fare in un ambiente senza distrazioni è molto meglio. In un ufficio ci sono aspetti positivi, come le relazioni con i colleghi tanto che nessuno fa telelavoro in maniera totale, ma ci sono tante distrazioni. Il contatto con i colleghi è importante e se non ci fosse mi mancherebbe, ma al telelavoro non rinuncerei mai». —
GIB
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