Telefono amico, 1500 chiamate in un anno
Il servizio di ascolto sarà attivo giorno e notte per le feste. A Modena 25 volontari che seguono una formazione permanente
Una voce che può essere conforto, che può diventare l’unica speranza a cui aggrapparsi quando solitudine, depressione e tristezza prendono il sopravvento, specie quando tutti gli altri festeggiano in famiglia il Natale.
È questo ciò che offre Telefono Amico Modena, un servizio di ascolto gratuito e garantito da 25 volontari modenesi, che durante le feste non andrà in vacanza, ma anzi aumenterà il proprio impegno per sostenere chi chiede aiuto.
«Lo scorso anno, tra il 24 dicembre e il giorno di Santo Stefano, abbiamo ricevuto oltre 300 richieste di aiuto da parte di persone sole o in difficoltà», spiega la presidente di Telefono Amico Italia Monica Petra, annunciando che, anche quest’anno, nel periodo di Natale l’organizzazione di volontariato non interromperà il servizio di ascolto neanche di notte, restando attivo ininterrottamente dalle ore 10 del 24 dicembre fino alla mezzanotte del 26 dicembre, grazie al supporto di 250 volontari che si alterneranno nei centri di ascolto in tutta Italia, tra questi anche quello modenese.
IL GRUPPO MODENESE
Telefono Amico Modena, nato nel 1987, ha aderito dieci anni fa al numero unico nazionale. «Di fatto noi rispondiamo a due numeri - spiega il presidente di Modena Osvaldo Mussatti, volontario dal 1997 - ricevendo chiamate sia sul locale (059.210818) sia sul nazionale (199.284.284)». Un impegno che ha portato nel 2018 il centralino geminiano a gestire 1.500 richieste: per il 60% si trattava di persone con problemi connessi all’area del sé (solitudine o disagi esistenziali), ma sono state tante anche quelle per disagi legati alle relazioni con amici, partner, famiglia o colleghi. Per il 62% si tratta di uomini, la maggior parte (52%) tra i 46 e i 65 anni.
i volontari
«Siamo in 25 - spiega Mussatti - e ognuno deve fornire almeno 3 ore settimanali di servizio, ma ogni anno dobbiamo implementare il numero dei volontari. Tanti, infatti, decidono di lasciare perché ascoltare i problemi degli altri è un qualcosa di così intenso che ti usura dentro. Siamo persone anche noi». Per questo i volontari sono preparati tramite corsi specifici con professionisti come ad esempio psicologi: «Sono obbligati a seguire un aggiornamento permanente. Ciascuna lezione è incentrata su temi specifici, come ad esempio il suicidio o la depressione. Chi ci chiama ha varie tipologie di problematiche e quindi dobbiamo essere preparati sotto ogni aspetto e saper attuare le strategia più indicata per quell’utente specifico. È un modo per garantire un servizio che sia davvero utile».
saper ascoltare
Dopo tanti anni di esperienza Mussatti ha capito che chi chiama cerca ascolto: «È fondamentale perché molto spesso le persone che soffrono non vengono comprese. Nemmeno da amici o familiari, che tendono a ignorare del tutto le problematiche del soggetto oppure a sminuirle e minimizzarle con frasi di circostanza del tipo “Dai non è nulla di grave, c’è di peggio nella vita”. Questo ovviamente noi non lo facciamo, anzi ascoltiamo con estrema attenzione chi ci parla e cerchiamo di accompagnarlo in un percorso il cui esito sia la vita. E non la morte». —
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