Gazzetta di Modena

Modena

parlano le commesse tra timori e furti 

«Siamo sempre in prima linea» E spunta il trucco della borsina

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Lavorano in via Emilia Centro a poche decine di metri di distanza le une dalle altre, stessi giorni, pressoché gli stessi orari sia in estate che in inverno. Sono commesse o responsabili vendite e hanno percezioni di sicurezza differenti, chi ha a che fare con il costante assedio dei ladri taccheggiatori, chi deve stare attenta anche ai borseggiatori, chi si sente più tranquilla perché in compagnia o perché, in strada, anche di sera, c’è comunque un po’ di via vai. Per tutti, certo, resta la spada di Damocle, quella della “variabile impazzita”, del bandito che faccia un uso gratuito della violenza per impossessarsi dell’incasso.

«Qui siamo in due - spiega Giorgia Bergonzini, responsabile tuttofare di Pimkie, negozio di abbigliamento - e spesso capita che, in certi orari, una di noi rimanga sola. Come è accaduto in quella profumeria, ci vuole un attimo perché uno entri, prenda l’incasso e mi possa richiudere in uno sgabuzzino. Le porte con i sensori non bloccano certo un rapinatore. Poi in questo negozio ci sono colonne, un bandito si può nascondere dietro e da fuori non verrebbe visto. Durante tutta la giornata almeno c’è via vai di gente, è questa un po’ la protezione, ma verso sera, alla chiusura, non c’è certo da stare tranquilli. E ogni giorno ci pensiamo: il centro di sera si svuota, le pattuglie passano, ma più di giorno». E i taccheggiatori? «Qui è un inferno - dice Giorgia- staccano le placchette antitaccheggio. Di sera, quando mettiamo a posto, troviamo le tasche dei vestiti pieni di targhette. Capita che alcuni li cogliamo sul fatto: basta urlare un po’, far capire che stiamo chiamando la polizia e se ne vanno. Ultimamente ci sono tanti borseggi. Clienti che vengono alla cassa per pagare, cercano il portafogli e si accorgono che è stato loro rubato durante lo shopping». Uno dei trucchi ricorrenti, riferiscono alcuni negozianti, è quello di entrare già con sporte, sportine o sacchetti di negozi del centro, ben riconoscibili, in modo da tranquillizzare il negoziante. Il quale pensa che il neo entrato sia una persona che ha già fatto acquisti qua e là, avvezzo allo shopping, insomma , un potenziale cliente: invece usa la borsa come specchietto per le allodole, risulta un “non pericoloso” e intanto si dà al taccheggio. Maria Letizia ha 26 anni, da oltre due lavora da Benetton: «Con i taccheggiatori, bene o male, ce la caviamo. Se vediamo movimenti sospetti facciamo capire di averli scoperti, che stiamo prendendo provvedimenti e allora quasi sempre questi abbandonano tutto e si danno alla fuga. Altri invece entrano, rubano e scappano in modo veloce. Abbiamo gli accessi aperti, non c’è un body guard. Di sera qui è il vuoto. Noi quei siamo in sei o sette, ci spalleggiamo l’un l’altra. Usciamo insieme, facciamo tratti di strada in gruppo. Il pericolo può essere ovunque». Nella vicina via San Carlo, nell’erboristeria Il Fauno, Elisa Puviani si sente tranquilla: «Vengo dall’altro negozio nel centro commerciale, lì sono “prottetta”, però anche qui, di sera, trovo un po’ di gent in strada. Chiaro, se entra un rapinatore, mi metto da parte e lascio fare». L’unione fa la forza all’ottica Galvani: «Siamo in tre - dicono Manuel Barbieri, Simona Guaia e Angela Piola - la zona è illuminata pure di sera. Sinora grandi problemi non ne abbiamo avuti. Il negozio è protetto o e si entra col campanello». —

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