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Pasquale e la Juventus Un’amore senza fine per lottare ogni giorno

Serena Arbizzi
Pasquale e la Juventus Un’amore senza fine per lottare ogni giorno

Il giovane, gravemente malato, è un supertifoso bianconero Per il suo compleanno festa “calcistica” col Club Carpi 1967 

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Pasquale Riccardo aveva quattro mesi quando gli è stata diagnosticata un’asfissia prenatale. Circondato dall’amore della sua famiglia, da quel momento lotta giorno dopo giorno contro le complicazioni di una malattia tanto subdola quanto invalidante che gli provocava crisi epilettiche e polmoniti. Finché, nel 2006, il papà di Pasquale, Salvatore si è licenziato dal lavoro e si è trasferito con tutta la famiglia da Aversa (Caserta) a Carpi per garantire le cure al bambino. Per un po’ la salute del piccolo Pasquale è migliorata fino a quando, dal 2012 in poi, è peggiorata in modo irreversibile tanto da costringerlo, immobile, a letto, attaccato a un respiratore. Ma c’è una passione rimasta immutata nella vita del giovane che, lo scorso 18 dicembre, ha compiuto 22 anni: la Juventus.

Mamma e papà, oltre ad avergli addobbato la cameretta con murale raffiguranti la formazione del club bianconero, con la gigantografia di Cristiano Ronaldo di fianco al letto e il pavimento verde come un vero campo da calcio, ad ogni suo compleanno organizzano una maxi festa con parenti, amici e il parroco don Adamo. Tutto, rigorosamente, a tema juventino, con tanto di bomboniere. E una menzione speciale la meritano dei fan altrettanto speciali della squadra. La famiglia di Pasquale, infatti, può contare sul sostegno concreto dello “Juventus Club Carpi 1967” che si prodiga di cuore per fare sentire la vicinanza della squadra al giovane.

«Quando Pasquale aveva 14 anni, nel 2012, gli è stata riscontrata una complicazione ai polmoni. Prima non camminava, ma era sempre sorridente e parlava tanto. Ora non più, l’unica cosa che lo illumina è la Juventus - spiega la mamma Lucia - È rimasto tanto tempo alla Terapia intensiva di Carpi dove abbiamo trovato degli angeli custodi, come il dottor Paolo Longhi. Anche l’infermiera Lorenza Bulgarelli ha preso a cuore la nostra situazione, trasmettendomi nozioni fondamentali del suo lavoro per potere accudire Pasquale a casa. Sette anni fa ci avevano detto che lui non ce l’avrebbe fatta e invece, per fortuna, è ancora qui con noi. E ogni giorno in più di vita insieme a Pasquale è un giorno regalato. Una nuova occasione per festeggiare la possibilità di guardarlo negli occhi e di sentire il suo amore» conclude la mamma, che dorme nel letto accanto a quello di Pasquale, attrezzato ad hoc, su cui ieri erano sospesi tanti palloncini bianconeri. —





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