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Policlinico, il centro Pascia investe sulla cardiologia del futuro

Policlinico, il centro Pascia investe sulla cardiologia del futuro

A Modena la celebre cardiiologa Maria Grazia Modena alla guida della nuova struttura del Policlinico da più di un anno, spiega: «Con la clinica virtuale si possono ridurre i ricoveri e la sofferenza dei pazienti»

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MODENA. «Il futuro è la clinica virtuale». Maria Grazia Modena non ha dubbi. La cardiologa modenese dirige al Policlinico da più di un anno il centro Pascia, acronimo di “Programma assistenziale scompenso cardiaco, cardiopatie dell’infanzia e a rischio”. È un importante progetto in corso di sviluppo perché, nei piani futuri della professoressa e della sua equipe, c’è la “telecardiologia”.

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PASCIA Nella sede di Pascia - a cui si accede dall’ingresso 2 dell’ospedale di via del Pozzo - arrivano pazienti di tutte le età. I problemi al cuore rappresentano un tratto comune. Se ne possono aggiungere altri come disturbi dello spettro autistico e sindrome di Down. «La cardiologia ha superato frontiere incredibili – spiega la professoressa – e oggi è difficile morire di cuore. Arrivano tanti pazienti con un cuore rattoppato, stanco, che non hanno bisogno di interventi, ma di terapia medica. Deve essere tutto calibrato con una chimica incredibile». Alla chimica si affiancano un personale accogliente e strumenti all’avanguardia. A breve sono ne sono previsti di nuovi. Saranno le basi per la “telecardiologia”, ovvero il controllo medico a casa attraverso strumenti in remoto.

NON CHIAMATELO ROBOT Modena è fiera di aver creato «un ambiente domestico» per i pazienti e per il team al suo fianco. Tuttavia, reputa fondamentale la possibilità di aiutare la persona in cura direttamente a casa propria. «I pazienti scompensati sono il 2% della popolazione italiana oltre i 65 anni – afferma la cardiologa – e dopo i 70 anni la percentuale sale al 10%. È importante ridurre l’ospedalizzazione e i costi, e al tempo stesso la sofferenza delle persone e delle famiglie. Si può mantenere il rapporto diretto con l’ospedale senza portare nella struttura il paziente». La svolta può avvenire, spiega ancora, con semplici strumenti quali «un cerotto, un cavetto e un piccolissimo monitor». Il paziente può indossare i primi due in casa ed essere in collegamento con gli specialisti attraverso il terzo. Gli strumenti misurano i parametri vitali: i respiri al minuto e il battito cardiaco, la temperatura e la pressione. «Non è il robot, non è qualcosa di disumano – prosegue il medico – ma un modo per registrare i parametri vitali. Se qualcosa non va, chiamo il paziente, lo vedo, lo faccio venire». Si instaura così «una corsia virtuale tra il cardiologo, il medico di medicina generale e il paziente, in cui il ricovero c’è se opportuno».

DIFFIDATE DI DR. GOOGLE I medici di medicina generale tornano al centro del discorso nell’appello lanciato dalla cardiologa modenese contro le “fake news” in campo medico-scientifico. «Sono decisamente contraria alle persone che interrogano “Dr. Google” per la medicina – ribadisce Modena – perché è un fenomeno drammatico. Lasciamo a ognuno il proprio campo. Le notizie sanitarie vanno sempre confrontate con i medici». Per la dottoressa va bene cercare sui motori di ricerca il “cuore” «se visto nel senso di sentimento». Per il resto, è fondamentale ascoltare i medici. «Le persone molto fragili possono avere anche psicosi – prosegue la cardiologa nel suo ragionamento – per cui il consiglio è chiedere al medico di medicina generale, non interpretare i sintomi, in base a quello che dice il web».

SOCIAL E SPECIALIZZANDi Tra gli esempi positivi dal web, i documenti scientifici consultati dagli esperti e la «chat Pascia» con il team. Un aspetto su cui si sofferma molto il medico è proprio il confronto. «Lavorare in squadra vuol dire lavorare serenamente, senza invidia e competizione – prosegue la professoressa Modena – attraverso la trasmissione dell’esperienza e il confronto». Della squadra seguita dalla cardiologa modenese fanno parte quattro specializzandi. «Sono una forza importantissima», sottolinea la cardiologa. Il ruolo da direttrice della scuola di Medicina dello Sport e di Cardiologia emerge quando ricorda che «l’università da sola non fa più niente» e «gli specializzandi lavorano con passione dalle 8 alle 20 ». Quando gli studenti scelgono Unimore «è un segno d’orgoglio», aggiunge. Importante che lavorino sul campo perché «devono essere loro stesso medici: ce n’è sempre più l’esigenza», conclude la professoressa Modena. —

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