Ragusa: «Casa Fenocchi Ho tanta amarezza e vorrei spiegazioni»
SERRAMAZZONI. «Amareggiata, ma non sorpresa». Così si definisce Francesca Ragusa, che nel 2011 denunciò a Report la vicenda della palazzina sorta al posto di un rustico Casa Fenocchi, alla luce della decisione della giunta di Serra di ritirare l’appello quale parte civile, che ha rinunciato insomma a chiedere un eventuale risarcimento (in caso di condanna degli imputati, assolti in primo grado) sottoscrivendo una transazione in cui i tre (l’ex capo dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi e l’ingegner Adriano Vandelli, progettista) si sono accollati le loro spese legali.
«Temevo potesse finire con un nulla di fatto, in seguito al cambio d’indirizzo sulla vicenda da parte della nuova amministrazione - dice Ragusa - A primavera ho deciso di vendere il mio piccolo rustico di fronte alla palazzina, su cui i lavori sono proseguiti tanto che dall’esterno sembra ultimata. Non potevo più vivere in un luogo cambiato in quel modo. Sono molto amareggiata per il comportamento della giunta: la costituzione di parte civile fu disposta dal commissario prefettizio Carmen Castaldo a seguito di una petizione popolare. Fu una scelta tecnica per tutelare il Comune, e la collettività, garantendo la possibilità di chiedere un risarcimento in caso di condanna, per il danno d’immagine subìto. Ora con una scelta politica si disattende tale indirizzo. Si può fare tutto al mondo, ma qualche spiegazione ai cittadini andrebbe data. Mi stupisco che il presidio locale di Libera, che ha seguito questo processo e altri sull’urbanistica, non dica nulla in merito». —
D.M.
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