Modena. Professione influencer, vita coi follower A tu per tu con Pepe e Sara tra musica e tv
Lui, 19 anni, è un cantante con 150 mila ascolti su Spotify. Lei, 22 anni, è reduce da Temptation Island e Uomini e Donne
Negli ultimi anni ha spopolato nell’immaginario collettivo la figura dell’influencer, ovvero un personaggio popolare in rete che ha la capacità di influenzare comportamenti e scelte di coloro che lo seguono sui social. È un nuovo tipo di professione basata su comunicazione e marketing tramite i social. E funziona, come dimostra il successo mondiale di Chiara Ferragni. Che cosa si nasconde dietro a profili perfetti e migliaia di follower su Instagram? La loro vita è davvero come la si immagina dall’esterno? Ecco svelata la risposta in questa intervista a due modenesi provenienti da due mondi diversi, la musica e lo spettacolo. Il primo è Cristian Pepe, 19 anni, determinato a proseguire il percorso ascendente che ha iniziato; la seconda è Sara Tozzi, 22 anni, che ha preferito tornare alla sua vita di sempre, ma che ancora riscontra gli effetti della notorietà.
Abbiamo incontrato Cristian Pepe, in arte “Pepe”, cantante di 19 anni.
Quando hai deciso di intraprendere questo percorso?
«Da piccolo: la passione per la musica rap è nata soprattutto grazie a mio fratello più grande quando ero alle elementari. Da allora ho iniziato a scrivere qualcosa, mi piaceva mettere tutti i miei pensieri su un foglio. Il passo decisivo verso la musica è stato sempre alle elementari, mentre il primo brano l'ho registrato in prima media. Non era nato per essere pubblicato, ma tra una cosa e l'altra lo caricammo su Facebook e diventò un cult tra i ragazzi di zona».
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Come sei riuscito ad entrare nel mondo della musica?
«Scrivendo e facendola, semplicemente. Ma la volontà non basta, bisogna avere la fortuna che la propria musica piaccia agli altri. Il meccanismo che si innesca è automatico: se piaci cominci ad essere ascoltato sempre di più. Il passaggio alla popolarità è un processo lento, ma una volta che inizia assume un ritmo sempre più incalzante. Dalla cameretta al successo tutto diventa più veloce e immediato. Tant'è che è impegnativo gestire tutto assieme ed è necessario essere bravi a tenere il passo».
Hai un seguito consistente (più di 17000 follower su Instagram e quasi 150000 ascoltatori mensili su Spotify): ci pensi su più volte prima di pubblicare qualcosa?
«Bisogna avere riguardo prima di pubblicare qualcosa, ma se penso che non ci sia nulla di male in ciò che voglio mostrare o esprimere non ci penso su due volte. Sui social sono molto trasparente».
Punti tutto su questo percorso o hai altri sogni?
«I miei obbiettivi sono espandere al massimo la mia musica, allontanarmi da Modena per andare in un ambiente più stimolante come Milano una volta finito l'ultimo anno di scuola e far stare bene chi mi è vicino e lavora con me».
Come descriveresti la tua attuale giornata-tipo?
«Scuola al mattino, pranzo e al pomeriggio se sono libero da impegni vado in studio coi miei amici a registrare e a sperimentare nuove idee, canzoni e progetti. Capita che venga invitato a serate in discoteca, aperture di concerti, inaugurazioni e presentazioni».
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Sei soddisfatto di ciò che fai? Cosa ritieni il tuo più grande successo?
«Premetto che io non mi accontento mai. Se riesco a fare qualcosa di buono, già dopo poco tempo voglio subito migliorarmi. Il mio più grande successo? Direi la canzone “Pop Corn e patatine”».
Più di 7,4 milioni di ascolti su Spotify: te l’aspettavi?
«No, a dire la verità io non volevo nemmeno pubblicarlo perché il singolo non era nato su quella base e quando decidemmo di cambiare il beat io l’avevo già sentita tante volte nella versione originale che non mi convinceva più. Poi però è successo che quando l'abbiamo ascoltata tutti insieme in studio molti miei amici si sono commossi e ho pensato che se aveva avuto questo effetto su di loro, la canzone sarebbe andata sicuramente bene una volta pubblicata».
Che consiglio daresti a chi vuole diventare cantante?
«Essere se stessi il più possibile e non scervellarsi pensando a cosa si potrebbe fare per piacere agli altri. Soprattutto bisogna trovare un proprio stile, è normale ispirarsi ad altri, ma bisogna sforzarsi di mantenere una propria identità».
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Ti capita mai di essere fermato per strada dai fan?
«Io sono un ragazzo normale e sono la dimostrazione che chiunque può farcela. Mi capita di essere fermato e mi fa piacere quando accade».
Abbiamo intervistato anche Sara Tozzi, 22 anni, conosciuta per aver partecipato ai programmi tv “Temptation Island” e “Uomini e donne”.
Perché e quando hai deciso di intraprendere questo percorso?
«Per quanto riguarda “Temptation Island” ho deciso di partecipare al primo provino ad aprile 2019 per scappare via da Modena e dal bar dove lavoro, che amo tanto, ma avevo bisogno di un periodo di pausa. “Uomini e donne” mi è stato proposto dai produttori del programma e ho deciso di accettare perché avevo ancora il desiderio di avere qualche distrazione lontano da casa».
Il tuo rapporto coi social?
«Li ho sempre sofferti perché da piccola ero piuttosto insicura. Adesso invece vivo queste cose con più leggerezza e più concentrata su me stessa. Bisogna saperci convivere con i social: possono fare tanto bene come tanto male».
Hai un seguito consistente (più di 53000 follower su Instagram): pensi più volte prima di pubblicare qualcosa?
«Non tanto, anche perché prima delle esperienze televisive non pubblicavo molte cose sui social. Adesso invece sono molto più attiva: mi piace scattarmi delle foto belle da poter pubblicare e ci sto più attenta. Credo che sia soddisfacente venire bene in una fotografia e poi poterla pubblicare: voglio dire, un po’ di amor proprio!».
Punti tutto su questo percorso o hai altri sogni?
«A dire il vero no, sono contenta di essere tornata a casa mia. Ho capito che a 22 anni sono troppo pochi per intraprendere un’esperienza del genere. Penso che sia difficile a questa età reggere il peso delle critiche sulla propria personalità e del giudizio altrui, spesso negativo, a cui si è sottoposti quando si prende parte a questo tipo di trasmissioni. Inoltre sono esperienze troppo esigenti e vincolanti, che richiedono grandi sacrifici, ad esempio gli incontri con la propria famiglia e i propri amici sono limitati. Ho capito che non era questa la mia strada».
Come descriveresti la tua giornata-tipo?
«Sveglia 6.15, alle 7 inizio a lavorare al bar dove finisco verso le 14. Prima di apparire in televisione sarei tornata a casa oppure avrei fatto un giro per conto mio, adesso invece capita che per via della notorietà sia impegnata con set fotografici per sponsorizzazioni e cose del genere, a volte anche lontano da casa, a cui però cerco sempre di partecipare. Alla sera vado a letto presto poiché il giorno dopo tutto ricomincia con la sveglia alle 6.15».
I tuoi obbiettivi?
«Vorrei aprire una mia attività in autonomia, ma a 22 anni sono ancora giovane. Potrei lavorare da mio padre, preferirei però costruirmi da sola le esperienze lavorative per arrivare un giorno ad avere una mia indipendenza».
Quale consiglio daresti a chi vorrebbe partecipare a programmi televisivi?
«Consiglio di non parteciparvi solo per ottenere un seguito: siate sempre voi stessi e non cercate di dipingervi per come non siete realmente. In televisione ho sempre detto la verità e ciò che pensavo realmente. Ero sempre Sara».
Tra dieci anni come ti immagini?
«Vorrei avere una mia personale attività, con tutto molto incentrato su una vita di coppia e sulla mia futura famiglia: una vita semplice insomma. Spero di poter fare progetti seri col ragazzo che sono tornata a frequentare e prima dei 30 anni vorrei avere un figlio». —
Gianmarco Bottan
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