Federico Casolari, l’astro nascente del Sassuolo: «Sacrifici sì, ma è stupendo»
Nonostante i suoi numerosi impegni ha comunque deciso di frequentare il Liceo Scientifico delle Scienze Applicate, Corni. Anche per questo motivo abbiamo voluto mettere in luce in questa intervista il suo lato da adolescente “speciale”, piuttosto che da calciatore.
La promessa del calcio Federico Casolari ha solo sedici anni ed è già stato convocato sei volte in Nazionale. Fin dagli esordi della sua carriera ha giocato come centrocampista nel Sassuolo. Ad oggi è sotto la guida dell’ex calciatore e campione del mondo 2006 Simone Barone. Nonostante i suoi numerosi impegni ha comunque deciso di frequentare il Liceo Scientifico delle Scienze Applicate, Corni. Anche per questo motivo abbiamo voluto mettere in luce in questa intervista il suo lato da adolescente “speciale”, piuttosto che da calciatore.
Cosa rappresenta per te il calcio? Quali valori ti ha trasmesso?
«Il calcio rappresenta il mio pane quotidiano. Mi ha trasmesso importanti valori come l’amicizia, essendo tutti i giorni a contatto con ragazzi della mia età, il rispetto per l’avversario e il sacrificio, che mi portano spesso a prendere scelte difficili».
Descrivici la tua giornata tipo.
«Sveglia alle sei e mezza per prepararmi ad andare a scuola. Prendo alle sette e un quarto l’autobus e svolgo le lezioni che finiscono solitamente all’una e qualche volta alle due. Dopodiché ritorno a casa e vado direttamente ad allenamento che termino verso le cinque e mezza. Studio finoalle otto, poi ceno. Mi rimane poi qualche ora per lo svago prima di andare a letto».
Come riesci a conciliare lo studio di un liceo con i tuoi impegni sportivi?
«Non è facile. Riesco a cavarmela stando attento il più possibile in classe, perché quando al pomeriggio tardi torno da allenamento è difficile studiare per colpa della stanchezza. Inoltre dispongo di un protocollo scolastico Miur-Coni che permette ai giovani sportivi di avere interrogazioni e verifiche programmate».
Qual sacrifici e quali soddisfazioni ti ha portato il calcio?
«Giocare a calcio ad alti livelli a questa età sicuramente ti fa mancare qualcosa a livello sociale rispetto ai tuoi coetanei. Come per esempio uscire la sera, perché sono sempre impegnato con partite ed allenamenti. D’altra parte mi porta enormi soddisfazioni come quella di far parte di un gruppo di persone che sono interessate a me e vogliono farmi crescere sia come calciatore che come persona, con le quali ho fatto esperienze bellissime e ho raggiunto importanti obiettivi».
Riesci a mantenere le tue amicizie nonostante i tuoi numerosi impegni?
«Sì, r perché ho un gruppo di amici fantastici che capiscono la mia situazione e mi supportano sempre. È più difficile invece trovare nuove amicizie perché non sai mai se alla base di essa ci sia un secondo fine».
Cosa ne pensa la tua famiglia a proposito della carriera che stai costruendo?
«È molto orgogliosa di tutto l’impegno che sto mettendo per raggiungere l’obiettivo di diventare un calciatore professionista. Tuttavia i miei genitori sono sempre attenti a farmi rimanere con i piedi per terra, perché tutto questo da un giorno all’altro può finire e, come mi hanno insegnato, bisogna tenersi aperte anche altre strade».
Hai solo sedici anni e sei già stato convocato in Nazionale: cosa ha significato l’ esperienza in azzurro?
«Un grande onore e una grande soddisfazione. Questa esperienza mi ha sicuramente insegnato ad avere rispetto per tutti, ad essere autonomo su molti aspetti e mi ha portato a diventare un ragazzo più responsabile».
Il tuo allenatore è Simone Barone, uno dei campioni del mondo del 2006. Cosa rappresenta lui per te?
«È sicuramente un punto di riferimento e una persona che stimo molto. Cerco sempre di cogliere tutti i consigli che mi dà, perché so che lui vuole che io esprima al meglio le mie potenzialità, come fa anche per tutti gli altri ragazzi che allena».
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Quello di giocare un giorno nella squadra che tifo fin da quando ero bambino, l’Inter. Già mi immagino sotto gli occhi dei tifosi a San Siro».
Se dovesse andarti male la carriera da calciatore, cosa vorresti fare?
«Continuerei il mio percorso di studi dopo il liceo in un’università. In alternativa proverò ad avere un ruolo differente nel calcio rispetto a quello di calciatore».
Come ti vedi tra 10 anni?
«In una squadra di serie A, vivere a Milano, sposato o con la mia fidanzata e magari con anche due figli».
Elena Mingardi
Laura Varone
Susanna Gnaccarini
Martina Piscitelli
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