Marano. L’addio a Giorgio Donnini pioniere nelle cave di ghiaia
Aveva 76 anni Colpito da un malore mentre era in ufficio. Cominciò a lavorare a 14 anni Fondò la prima ditta con il suo nome nel 1966, ora sono in attività quattro cave
Erano davvero in tanti ieri pomeriggio in chiesa per dare l’ultimo saluto a Giorgio Donnini, stringendosi attorno alla sua famiglia.
Per l’imprenditore delle ghiaie, il cui nome era sinonimo di cantieri e di opere pubbliche, l’ultimo saluto è stato come un atto di vicinanza alla storia di un uomo che ha iniziato a lavorare nel settore dei granulati quando aveva 14 anni e che per tutta la vita era rimasto legato ai fiumi, al Panaro su cui era cresciuto, ma anche al Secchia. Per lui le escavazioni non avevano segreti, al di là di ogni contestazione, e la sua biografia dimostra quanto fosse attaccato ai cantieri e alle sue quattro cave ancora attive sui corsi d’acqua modenesi.
Anche quando si è sentito male giovedì era in ufficio come sempre. Poche ore dopo il decesso, a 76 anni.
Per lui il titolo di Commendatore conferitogli dal Presidente della Repubblica era solo un riconoscimento in più a una vita di lavoro. Cominciando da ragazzo a muoversi come “scariolante” o poco più, Donnini si trovò a fornire uno dei materiali più indispensabili e abbondanti nel boom edilizio del dopoguerra. Così dopo diciassette anni di lavoro per conto terzi fece il grande salto e decise di mettersi in proprio, con una ditta che portava il suo nome. Era il 1966, la ditta portava il suo nome e i suoi camion facevano la spola, instancabili come le ruspe e le betoniere, tra Marano e il resto della provincia. Le tante strade da realizzare e soprattutto i tanti edifici pubblici da ricostruire vedevano i suoi granulati arrivare nei cantieri edili puntualmente e del tipo che era stato concordato con i progettisti.
Il resto è cronaca, con un’attività che ha risentito nei decenni sia dell’esaurimento delle ghiaie naturali nei fiumi, ormai quasi scomparse, sia degli alti e bassi di normative che hanno cominciato timidamente a regolare in maniera più puntuale i prelievi delle ghiaie e le attività estrattive in generale.
Giorgio Donnini lascia la moglie Nives, le figlie Raffaella e Loretta e i nipoti, Angelo di 9 anni e Anna di 12, che adorava e che riempivano il suo tempo libero. Attaccatissimo al lavoro cercava con l’esempio di trasmettere la sua esperienza anche ai collaboratori che lo affiancavano. —
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