Addio al 2019, il fotoracconto di un anno speciale per Modena
Ripercorriamo un anno di cronaca a Modena attraverso le fotografie di Benito Benevento, Diego Camola, Luigi Esposito e Diego Poluzzi Le piazze tornano a riempirsi di sorrisi e tanto impegno Le immagini del 2019
MODENA A cinquant’anni dal rendez-vous con la luna e dopo settecento primavere vissute sotto l’egida della Ghirlandina Modena è valsa una messa. Anzi una massa (dimenticate l’uso dispregiativo del termine). Il cui incedere mutevole non si è certo risolto nella processione alla spicciolata di quei cinquantottomila audaci, per un quarto foresti, che della cuspide disegnata da Arrigo da Campione hanno fatto nel corso dell’anno vetta di conquista. Mai come in questo inciso di tempo la nostra città è stata piazza appagata e sazia, nutrita a dovere di speranza e buoni propositi. Teatro di rappresentazione collettiva ha visto l’esordio di registi in erba, giovanissimi perlopiù, ma con le idee molto chiare. Congrui. Abili nel dirigere attori di ogni età, luogo, cultura.
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Con buona pace tanto dell’intolleranza quanto del gap generazionale. “Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà” annotava il Che. E quando si vagheggia in tanti che cosa succede? La realtà continua o si tramuta in un incubo? Abbiamo forse sognato gli stessi sogni per mera pigrizia? Può darsi. Vuoi in nome di Greta piccola Giovanna d’Arco in missione per il pianeta, vuoi solo per curiosità nei confronti della regina del Gay Pride Balena Rodriguez, vuoi perché fare parte di un branco, sia pure di sardine, è sempre meglio che risalire il fiume nei panni di un salmone. Ma anche chi, in principio, si è lasciato trascinare dalla corrente senza precipua cognizione di causa, confidiamo sia tornato a casa un po' meno egoriferito.
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E con qualcosa in cui credere oltre i confini dell’io. A detta di Gesualdo Bufalino due sono le razze di stupidi: quelli che credono a tutto e quelli che non credono in niente. I modenesi, in senso lato perché nell’ultimo anno non vi è stato giorno in cui Modena non abbia ribadito il valore alto dell’adozione, pare siano stati credenti in giusta misura.
Forti di un’intelligenza di rado mutata in ottusità (la massa non deve essere a tutti costi beona) abbiamo abitato insieme le strade. Mettendo la museruola, o almeno provandoci, a quell’imperante individualismo travestito da social-condivisione mendace.
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“La combriccola del blasco era tutta gente a posto”. E di questo comunitario giro di giostra targato 2019 nessuno, se non qualche voce frantumata, può averne detto male. Perché, citando ancora Vasco, invece di “trasferirsi dentro un buco profondo come il mare” i modenesi-in-senso-lato si sono riscoperti uniti anche nella leggerezza. Levità portata a corredo dalla prima festa della Motor Valley. Che oltre a reiterare la passione di vecchia data per i bolidi su quattro ruote ne ha esaltato il “genio artigiano”. Ma se è vero che nel cuore custodiamo il refolo potente di cortei senza eccessi talvolta culminati in un flash mob nonché i colori arcobaleno di un amore libero dai pregiudizi, è altrettanto vero che i nostri occhi, loro malgrado, in chiusura di aprile hanno registrato pennellate assai meno nobili. Brutti dipinti in luna di fiele con scritte crudeli – “brucia la questura” giusto per portare un esempio – partoriti da un becero vandalismo programmato. Non tutto insomma è filato liscio come l’olio.
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Può capitare a chiunque di dormire di schiena alla propria coscienza. Epperò per varcare la soglia dell’anno nuovo con il piede giusto occorre girarsi sull’altro fianco e fare due conti con sé stessi. Chissà mai che il 2020 non possa diventare il momento della svolta. Così come lo è stato il 2019 per Giusy e Valentina che con gli esami di maturità si sono gettate alle spalle anni di malcelato bullismo. O per Umberto che dopo aver saldato il proprio debito con la giustizia ha deciso di voltare pagina. Quando l’abbiamo incontrato al parco mano nella mano con suo figlio aveva appena iniziato a scrivere il primo capitolo della sua seconda vita. “Mah…anno bisesto anno funesto” sospira Maria.
“E che due maroni con ’sta tiritera! – la redarguisce bonario ma non troppo il marito – Tu proprio te la vuoi tirare in anticipo la zappa sui piedi. Brisa l’è acsé. Te la faccio io la rima. Anno bisesto anno manifesto. E sul manifesto c’è scritto: io Maria prometto di darci un taglio alle solite geremiadi”. Le parole del marito avranno fatto breccia nel pessimismo della sua signora? Per quanto ci riguarda il messaggio è giunto a destinazione. Non ci resta dunque che augurare alla nostra città, quindi a tutti noi, di essere in questo 2020 manifesto al suo stesso apostolato: Modena città aperta e accogliente. —
<SC1038,169> RIPRODUZIONE RISERVATA
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