Gazzetta di Modena

Modena

polinago 

Addio a Giorgetta, per 40 anni il “papà” dell’impianto di tiro

Daniele Montanari
Addio a Giorgetta, per 40 anni il “papà” dell’impianto di tiro

Lo ha gestito quasi gratis e ha insegnato a generazioni di sportivi e cacciatori Un riferimento per il Frignano e la Val Dragone. Si è spento all’età di 92 anni 

3 MINUTI DI LETTURA







Il mondo della caccia, e non solo, ha perso una figura simbolo. Per la montagna innanzitutto, ma anche per la provincia e oltre. Domenica mattina all'ospedale di Sassuolo si è spento, all'età di 92 anni, Giovanni Giorgetta, il “papà” dell'impianto di tiro al piattello di Polinago, che ha gestito ininterrottamente per 40 anni, praticamente gratis. Dal 1970 al 2010 ha insegnato a generazioni di cacciatori, e di sportivi, come si tiene in mano un fucile e si spara. In tantissimi hanno tirato per la prima volta il grilletto con lui a fianco che dava le dritte. A partire dal sindaco, e presidente della Provincia, Gian Domenico Tomei: «Ricordo benissimo – sottolinea - quando andai da ragazzo e lui mi accolse con il suo proverbiale entusiasmo e la passione che ci metteva nel trasmettere, ai più giovani in particolare, quella che per lui era un'arte. Io ho imparato a sparare con lui come attività sportiva, ma oserei dire che praticamente tutti i cacciatori del Frignano, e della Val Dragone, che erano giovani in quegli anni sono stati suoi allievi». Il tiro al volo di Polinago infatti, vicino alla mitica Taverna del Brutto, era l'unico impianto dell'area. Rimasta poi “orfana” con lo stop alle attività nel 2010, causa normative ambientali. Erano tanti i cacciatori una volta: se ne contavano 20mila in provincia. Adesso siamo sui 3-4mila: Giorgetta è stato icona di un mondo che non c'è più. «La storia del nostro tiro al volo si chiude con lui – sottolinea Tomei – ed è stata una grande storia legata a un grande uomo, apprezzato da tutti». «Mio padre – nota il figlio Giuseppe - era riuscito a creare a Polinago un tiro al volo unico in Italia in cui si faceva formazione di alto livello, tanto da ospitare anche gare di primo piano. E questo grazie alla passione di un uomo che da Pasqua a novembre era sempre lì ad accogliere. Anche la sera, e anche se c'erano solo cinque persone, lui si alzava e apriva. La Federazione italiana Tiro al Volo gli ha fatto una menzione speciale riconoscendo l'unicità del suo lavoro, campioni mondiali come Rodolfo Viganò sono venuti a fargli i complimenti. Era un uomo d'altri tempi». Uno che, tra l'altro, negli anni '50 prese la sua valigia di cartone per andare in Belgio a lavorare per 13 anni in miniera, dove le polveri gli compromisero un polmone con la silicosi. L'altro non ha retto alla polmonite presa nelle settimane scorse. Ieri l'ultimo saluto in chiesa a Sassomorello (Prignano) dove viveva e dove era conosciutissimo anche per aver gestito dal '72 al '90 il ristorante “La Carbonara”, di cui i figli Giuseppe, Renzo e Marco sono tuttora proprietari, anche se è cambiata la gestione. «Giorgetta ha dato tanti consigli sulla postura anche a me – ricorda la consigliera comunale e provinciale Simona Magnani, cacciatrice provetta – me lo ricordo fin da piccola quando organizzava le gare con i cani da ferma: ho ancora le videocassette. Era un uomo che amava davvero la sua terra». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google