Gazzetta di Modena

Modena

Contributi del sisma contestati, via crucis

Francesco Dondi

Il Tar si dice incompetente, decide il giudice civile. L’avvocato Fregni: «Tempi lunghi ma il terremotato avrà più chance»

3 MINUTI DI LETTURA







Sette anni e sette mesi dopo cambiano le regole per il terremoto. Chi ritiene di aver subito un torto nella riduzione o addirittura nel rigetto della domanda dei contributi per la ricostruzione dovrà ripartire da capo. Il Tar dell’Emilia Romagna, tribunale che finora aveva sentenziato sulle controversie tra terremotati e Commissario, si è infatti dichiarato incompetente in materia, recependo una sentenza del Consiglio di Stato, giudicando inammissibili gli ultimi ricorsi.

«In proposito - si legge nelle motivazioni del Consiglio di Stato - è sufficiente richiamare la tetragona giurisprudenza di queste sezioni unite le quali hanno negli anni ripetutamente affermato, proprio con riguardo ai benefici accordati ai privati dopo il verificarsi di eventi sismici, che la controversia promossa dal privato per il riconoscimento e la quantificazione dei contributi, al fine della ricostruzione o riparazione di immobili colpiti da eventi sismici, spetta alla cognizione del giudice ordinario, vertendosi in tema di erogazioni in cui l’attività dell’amministrazione è rigorosamente vincolata dai criteri predisposti dalla legge, a tutela delle posizioni dei singoli danneggiati».

Per il terremotato cambierà quindi l’interlocutore, che diventerà il giudice del tribunale civile di Bologna, ma slitteranno inevitabilmente anche i tempi di una decisione a causa delle croniche lungaggini della giustizia civile. In compenso si può immaginare una maggior tutela per chi ritiene - carte alla mano - di avere maturato un diritto. Non va infatti scordato come spesso il Tar, non addentrandosi nelle valutazioni, abbia rigettato i ricorsi dei privati, sostenendo la tesi applicativa del Commissario alla ricostruzione.

«Per anni tutto il sistema della giustizia si è interrogato sulla competenza in materia - spiega Giorgio Fregni, avvocato di Modena e consigliere dell’Ordine provinciale, esperto di ricorsi in materia di sisma - Si tratta di un cambio di orientamento fisiologico, ma ora non vale più la discrezionalità finora applicata».

Quali saranno i vantaggi e gli svantaggi di avere un nuovo interlocutore vengono sintetizzati dal legale. «Io vedo due grandi questioni all’orizzonte: solitamente un giudice ordinario dispone una consulenza tecnica quando si tratta di una materia così specifica. Un modo di operare che difficilmente il Tar applicava. In tale contesto, quindi, il terremotato può far valere con più oggettività le proprie valutazioni, e quindi c’è in teoria una maggiore tutela e approfondimento di ogni singolo caso. Di contro aumentano le spese processuali, soprattutto per chi uscirà soccombente dal giudizio. Si tratta di elementi da analizzare con attenzione, decidendo quindi se è il caso di proseguire nella richiesta di una valutazione terza».

Sono decine le cause tuttora pendenti al tribunale amministrativo regionale, ricorsi depositati da anni e non ancora discussi o ricorsi appena notificati a Regione e Comuni che dovranno essere ricalibrati. E chi da tempo vedeva nel Tar l’ultima speranza per incassare un contributo che considerava doveroso e giustificato, ora dovrà ricredersi, ripartendo con un nuovo percorso giudiziario, magari più tutelante ma dai tempi ancora più incerti. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google