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Il presepe itinerante è a casa Promessa a padre Sebastiano

Daniele Montanari
Il presepe itinerante è a casa Promessa a padre Sebastiano

Gli amici accolgono il tir e preparano un nuovo viaggio: «Lui avrebbe voluto così» Ghinelli, Ricci e Montorsi: «Dipingeremo il nostro frate e lo porteremo ovunque»

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È tornato a casa il Presepe itinerante, ma per la prima volta l’ha trovata vuota del suo artefice. L’opera tanto cara a padre Sebastiano Bernardini da ieri mattina è esposta nel piazzale del convento dei frati, dove rimarrà fino al 20 gennaio (custode come sempre Daniele Baccaro). Il tir è stato portato da Sassuolo da Claudio Montorsi, autista di lungo corso del presepe, scortato da Romano Ghinelli, tra gli amici più vicini al frate. Ad attenderli c’era Giuseppe Ricci, l’artista pavullese che nel 1992 realizzò il sogno di padre Sebastiano con una rappresentazione che dopo 28 anni mantiene intatta tutta la sua potenza espressiva.

In pochi metri, c’è tutta la storia della Salvezza: dal serpente all’Annunciazione, la nascita a Betlemme e poi Passione e Risurrezione, sullo sfondo di un paesaggio che ricorda il Frignano. Era il 16 dicembre 1992 quando il Presepe itinerante (realizzato col sostegno di Mirage su un tir che Sebastiano si fece donare dalla Fiat-Iveco di Torino) fu acceso per la prima volta da Giovanni Paolo II in piazza San Pietro. Il suo primo viaggio fu nell’ex Jugoslavia martoriata dalla guerra, per portare speranza a popolazioni che in alcuni casi non avevano mai visto un presepe. E aiuti umanitari. Nel gennaio 1994 fu la volta dell’Albania. E poi, in Italia ed Europa, centinaia di città, paesi e villaggi, col suo messaggio semplice ma disarmante: “Gesù nasce tra due animali e muore tra due ladroni perché ci convinciamo del suo amore”.

«il frate NEL PRESEPE»

Sebastiano c’era sempre all’arrivo del tir a Pavullo, anche tra neve e gelo, sempre con i sandali ai piedi. C’era anche nel gennaio 2019 quando arrivò da Loreto. Il peso dell’assenza stavolta ha commosso tutti all’inizio per poi lasciare spazio a una serenità di fondo. Perché per lui doveva essere una festa l’arrivo del presepe. E poi perché, come ha detto passando Emilia Quattrini, una volontaria che cura la grotta di Lourdes, «si sente che Sebastiano c’è qui dal presepe, anche se non lo vediamo».

Nel giro di pochi mesi l’opera ha perso prima colui che ne organizzava i viaggi (l’imprenditore spezzanese Ferruccio Giuliani, morto in agosto) e poi l’ideatore (Sebastiano, scomparso il 15 dicembre). Sopravvivenza a rischio, insomma. Ma negli amici si è fatta strada la convinzione che la storia non poteva finire. In Ghinelli innanzitutto, che sta iniziando a seguire gli aspetti organizzativi dopo essere stato con la fioranese Unimec autore dell’impiantistica (assieme alla Tecnoeffe di Fontani).

«Ora che Sebastiano non c’è più, a maggior ragione il suo presepe va conservato, curato e portato in giro - dice Ghinelli - il suo messaggio è più vivo che mai. Non abbiamo mai curato l’organizzazione? Impareremo».

Per la custodia del tir si è già fatto avanti l’imprenditore di Scandiano Romano Giuliani, che già conserva il tir “gemello” col palco dedicato a “Francesco cantautore di Dio”. Da parte sua, Ricci pensa già a un arricchimento artistico: «Qui ci vuole sulla parete un bel padre Sebastiano a grandezza naturale - dice - che ricordi per sempre che questo è il suo presepe. Non è difficile da fare: di fianco al pannello che ne racconta la storia ci starebbe benissimo. Conto di realizzarlo per il prossimo Natale».

«E poi lo porteremo ancora in giro, ovunque ce lo chiederanno - garantisce Montorsi, di Castelnuovo - e in ogni viaggio padre Sebastiano sarà lì ad accompagnarci». —

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