Gazzetta di Modena

Modena

scienziati al lavoro 

«È una condrite ora inizia lo studio al microscopio»

S.C.

Il pezzetto di roccia analizzato  poche ore dopo il ritrovamento Romano Serra: «È eccezionale» Christian Lugari: «Il terzo caso dal 1700 in regione» 

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CAVEZZO. Una lacrima, solo alla fine, per una pietruzza che potrebbe valere per la scienza delle stelle molto più di un diamante.

Romano Serra, da una vita impegnato all’università e nel tempo libero alla ricerca di meteoriti, è impallidito quando ha visto nelle mani di Gaddi quello che aveva sempre sognato, il meteorite appena caduto sulla Terra. Con gli occhi lucidi e una delicatezza infinita lo ha preso per i bordi, lo ha girato da ogni parte, lo ha guardato da vicino e con gli occhi lucidi ha annuito. «È lui. È quello che cercavamo, un pezzo del bolide di Capodanno, il meteorite che si è infuocato».

Poche parole che confermano anche la bontà del lavoro della rete Prisma, gli osservatori italiani che lavorano in collegamento tra loro, e che hanno determinato con estrema esattezza l’area di caduta dei frammenti di meteorite. Per la prima volta, nei pochi anni in cui è attiva, la collaborazione sul terreno dei ricercatori assieme all’accuratezza nel selezionare e restringere la zona interessata, hanno prodotto un risultato d’eccezione.

Che si trattava di un meteorite, per giunta arrivato da poco sulla terra, se n’è accorto subito anche il dottor Christian Lugari, di Maranello, laureato l’anno scorso a Ferrara con una tesi sulle meteoriti e collaboratore attivo ancora oggi nelle ricerche con l’ateneo della città estense. Tenendo a bada l’entusiasmo, mentre gli altri stavano ammirando il piccolo pezzo di roccia arrivato da altri pianeti, ha preso subito carta, penna e squadra per misurare e descrivere il frammento celeste. Pochi istanti dopo gli scatti con il telefonini e l’invio di immagini e testi alla sua docente di riferimento a Ferrara, la professoressa Costanza Bonadiman, docente di geochimica.

«Ho capito subito di che si trattava - racconta - Non stavo in me dalla gioia. Si può dire che quello che è accaduto è un evento più unico che raro; a poche ore di distanza dalla caduta è stato possibile trovare un frammento di meteorite. Ora che lo si potrà studiare sono sicuro che avremo un’infinità di dati a disposizione. Le interferenze terrestri spero che siano al minimo in modo da poter osservare da vicino un pezzo di roccia che viene da mondi lontanissimi e sconosciuti. Un viaggio negli spazi infiniti che possiamo fare partendo dai nostri laboratori. E dire che questo ritrovamento è il terzo di sempre nella nostra regione. Il primo fu nel 1766, quando il gesuita Domenico Troili ebbe notizia della caduta di un corpo celeste ad Albareto e ne recuperò un pezzo che ancora oggi è conservato a Modena. Appena ho saputo del meteorite ho raggiunto la zona sperando in un colpo di fortuna. Così è stato. Quella meteorite è una condrite, poi vedremo di che tipo. C’è molto da lavorare». —

S.C.

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