Gazzetta di Modena

Modena

la responsabile dell’ausl 

«Criticità in ogni distretto ma il boom di pensionamenti deve ancora arrivare»

Anna Franzelli lavora anche a Pavullo e vive i problemi: «È vero, la periferia è scomoda ma non va dimenticata»

3 MINUTI DI LETTURA





l’intervista

Le domande su come uscire da questa fase di criticità vanno fatte a chi, tutti i giorni, si trova a doverle fronteggiare. È il caso di Anna Franzelli, responsabile del dipartimento di Cure Primarie dell'Azienda Usl di Modena.

Dottoressa Franzelli, si può parlare di emergenza?

«Il problema esiste a Modena, come nel resto d’Italia. Ma non è adesso il momento peggiore: nel prossimo biennio molti più medici di base andranno in pensione rispetto ad ora e rimpiazzarli tutti sarà complesso».

Da dove nasce il problema?

«Dalla riduzione dei medici specialisti e di medicina generale, poichè si accede alle liste e ai bandi dopo una formazione di tre anni, al termine di un percorso che dura dai nove ai dodici anni. È un dato che vale sia per la medicina ospedaliera che per quella del territorio».

Correttivi ne sono stati fatti, come la possibilità di accedere alle graduatorie ai medici in formazione.

«Certo, e l’Emilia Romagna è una delle Regioni che più di ogni altra sta investendo su questo problema. Anche perchè il problema, nei prossimi anni, aumenterà. Non sta a me parlare di programmazione, ma certo il tema è ampio e riguarda proprio il numero dei medici a disposizione».

Però c’è anche chi rifiuta.

«Certamente se non siamo ancora riusciti a ricoprire le esigenze territoriale di continuità assistenziale di alcune zone, vedi ad esempio Polinago, significa che c’è anche chi rifiuta e chi non accetta di lavorare in determinate situazioni. Lo dice una che lavora in montagna e sa bene cosa significa l scomodità del territorio. Non ne faccio una colpa a nessuno, ma è un dato di fatto: nelle zone periferiche si fa fatica a trovare la disponibilità dei medici nonostante ci siano agevolazioni di compensazione anche economica per chi opera in zone disagiate e disagiatissime, così classificate dalla Regione».

Quante zone carenti ci sono i provincia di Modena?

«Al momento possiamo dire che ce n’è più di una in ognuno dei sette distretti. Ma, come detto, la situazione è fluida e in continuo aggiornamento. Speriamo di avere buone notizie dall’ingresso di nuovi medici previsto a febbraio. La precedenza l’avrà la copertura proprio delle zone dichiarate carenti dall’azienda e se queste non saranno coperte saranno nuovamente messe a bando».

Secondo lei perchè i nuovi medici faticano ad accettare incarichi sul territorio?

«Non ne farei una questione di specialità: oggi tanti medici scelgono, per fortuna, la medicina di territorio. C’è un ritorno alla figura del medico di base. Non è quindi un problema di vocazione, ma di comodità: sono cambiati gli approcci al mondo del lavoro, non solo per la professione medica, e oggi si vuole stare più vicini al “centro”, diciamo così, per avere più possibilità. La periferia viene descritta come un disagio e noi non possiamo fare in modo che questo accada». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google