Nuovo allarme di Cgil: «Coop sotto accusa per il lavoro irregolare»
Un nuovo allarme è stato lanciato dal sindacato Cgil per le rilevazioni di lavoro irregolare e modalità occupazionali fuori norma a Modena e in Emilia Romagna.
L’iniziativa è ancora una volta di Franco Zavatti di Cgil Modena, responsabile del Coordinamento legalità Cgil Emilia-Romagna.
Zavatti segnala che l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito alcune note parziali sugli esiti dell’attività di vigilanza ispettiva nelle aziende per il primo semestre in attesa di pubblicare la relazione annuale 2019.
«Numeri e percentuali - evidenzia Franco Zavatti - che mostrano realtà pesantissime e umilianti per il mondo del lavoro. Un primo semestre 2019 in cui si registra il colpevole calo del numero degli ispettori attivi, che ha prodotto un pesante “minor volume di ispezioni del 9%”. Un calo degli organici del personale che prosegue da troppi anni a causa dei colpevoli tagli degli ultimi governi. Urgono perciò le assunzioni promesse. Poi “il tasso di irregolarità riscontrate dentro le imprese controllate, è salito di un ulteriore 3% con 83.195 posizioni lavorative irregolari. In crescita del 14% il numero dei lavoratori completamente in nero”. Sono 23.305».
Ma Zavatti pone poi in risalto alcuni dati che riguardano il mondo delle cooperative con particolare riferimento all’Emilia Romagna.
«Una “specifica attività ispettiva nel settore cooperative” pone la regione Emilia Romagna al primo posto sul podio rosso. Un’ampia tabella dell’Ispettorato Nazionale sulle “coop spurie” vede una cooperazione emiliano-romagnola prima nazionale per irregolarità scoperte nelle ispezioni svolte in un trimestre 2019. Siamo primi per aver scoperto, in un trimestre, ben 1.438 lavoratori irregolari in false coop di queste nostre province. Siamo primi per il numero dei lavoratori in nero. Siamo primi per il recupero, sempre in quel solo trimestre, di ben 3.199.379 euro di contributi evasi a danno dei lavoratori. La stragrande maggioranza di queste false coop scoperte nei nostri territori “sono non associate alle Centrali Cooperative nazionali e non applicano i Contratti di lavoro stipulati con i sindacati più rappresentativi”. È più che evidente l’urgenza di una prevenzione estesa e reale». —
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