Gazzetta di Modena

Modena

l’incontro 

Sassoli: «L’Ue non deve alimentare fuochi di guerra»

Maria Vittoria Scaglioni

L’intervento del presidente  del parlamento europeo all dibattito organizzato per i cinquanta anni del palazzo in via Rainusso

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Si è svolto ieri l’incontro pubblico a Palazzo Europa per i 50 anni dalla costruzione dell’edificio che in via Rainusso ospita le sedi di Confcooperative, Cisl, Centro culturale Francesco Luigi Ferrari e Fondazione Ermanno Gorrieri per gli studi sociali, oltre a varie attività commerciali, uffici, aule scolastiche e appartamenti. Un’opera di avanguardia che vide coinvolte le organizzazioni cattolico-democratiche modenesi, tra il 1967 e il 1969. Ha partecipato all’incontro, dal titolo “l’Europa immaginata e l’Europa che c’è”, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, intervistato dal direttore de L’Espresso, Marco Damilano. È stata l’occasione per parlare di politica e attualità a partire dal ruolo dell’Europa nello scenario di oggi, caratterizzato dal conflitto tra Stati Uniti ed Iran. «Noi dobbiamo rafforzare la collaborazione con gli Stati Uniti, anzi questa vicenda ci dimostra che dobbiamo dialogare di più» ha detto Sassoli «ma allo stesso tempo dobbiamo chiedere al governo di Teheran di ripensare alla dichiarata volontà di stralciare l’accordo sul nucleare. Come Europa dobbiamo spegnere i fuochi e non alimentarli». All’inizio della conferenza il vicesindaco Andrea Bosi ha invitato a riflettere sul fatto che abbiamo almeno cinquanta conflitti con guerre in corso su scala internazionale, ricordando che «quando il muro di Berlino cadde le recinzioni al mondo erano 16, oggi sono 63».

Si è riflettuto sul ruolo dell’Europa in questa situazione di instabilità, e di smarrimento. Il Presidente Sassoli ha dichiarato in merito a un’Europa che sembra non esistere o comunque avere poca rilevanza, «che l’accordo sul nucleare con l’Iran è merito della diplomazia europea e che se si deve partire da un punto di rincorsa è perché abbiamo visto negli ultimi dieci anni una competizione tra gli stati membri piuttosto che la costruzione di una vera, salda politica estera».

Nel corso della conferenza Sassoli è tornato più volte sulla metafora di questa politica estera vista come «un abito che l’Unione deve indossare, non come presenza militare. La guerra non è il modo di agire dell’Europa, non è il nostro modo di agire». —



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