Modena, Marco, quel giovane scout che amava il basket: «Un ragazzo buono e sorridente con tutti»
Il dolore dei familiari, degli amici e di chi lo ha conosciuto Il parroco: «Famiglia sotto choc pr questa tragedia, la Fede li aiuta»
MODENA. «Era buono. Ecco, credo che questa fosse la sua caratteristica principale. Era sempre sorridente e non importa in quale situazione si trovasse, non riusciva a vedere il male nelle persone. Lui non avrebbe mai fatto male a nessuno e pensava che nessuno lo avrebbe mai fatto a lui. Non che fosse ingenuo, semplicemente lui era fatto così: era buono».
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Così Giovanni Marchiò descrive Marco. I due si sono conosciuti nei boys scout, quelli di Modena 5: «Partecipava con costanza alle attività - prosegue Giovanni - anche a quelle di volontariato e non penso abbia mai saltato un campeggio».
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Una virtù, quella dell’impegno nel sociale e nella vita di comunità, che Marco aveva ereditato dai suoi genitori, Chiara Marchetti e Francesco Salmi: lei, insegnante di Lettere al Sigonio, lui, impiegato presso la Banca Popolare, si adoperavano nella vita parrocchiale di Santa Teresa, la chiesa che dista pochissimo dalla loro abitazione di via Pastrengo e dal luogo dell’incidente.
«Marco, con i genitori e la sorella Lucia, frequentavano con assiduità la nostra chiesa», spiega don Boguslaw Kulesza, il sacerdote che ieri sera ha tenuto un rosario per il 17enne che aveva anche un fratello di nome Lorenzo.
«Era un ragazzo buono e tranquillo - aggiunge - che guardava alla vita in maniera positiva».
Don Boguslaw ieri ha offerto il proprio conforto spirituale alla famiglia: «Erano scioccati, ma sono credenti e vivono il lutto in modo cristiano. Sono molto vicini alla chiesa, spesso e volentieri impegnati anche nell’organizzazione della nostra sagra».
E anche Marco, oltre all’impegno nei boys scout, aveva tanti altri interessi. Quel corpo così alto gli aveva aperto le porte della pallacanestro: «Negli anni aveva giocato a basket. Io sono bassissimo, ma lui era oltre il metro e novanta», ricorda con affetto lo zio Francesco Cameroni, cognato della mamma. «Fin dalle medie era enormemente più alto dei suoi compagni e quindi si era avvicinato alla pallacanestro. Oltre alla passione per i boys scout - prosegue Francesco - ultimamente si era interessato al mondo della musica. Seguiva lezioni di pianoforte, avrebbe voluto suonare».
Non è mai semplice descrivere una persona in poche parole, ma lo zio di Marco ci tiene a sottolineare l’aspetto più luminoso del carattere del nipote: «Non so se si potesse definire solare, di certo era simpatico. Amava chiacchierare con gli altri e stare in compagnia degli amici. Penso che siano caratteristiche normali nei ragazzi di quell’età. E soprattutto non aveva eccessi di alcun tipo, era semplice ma nell’accezione migliore del termine».
I genitori ieri appena appresa la notizia sono corsi all’ospedale di Baggiovara per stare vicini a Marco. Nel corso della straziante giornata hanno maturato la decisione di donare cornee e tessuti. Ora attendono che le procedure burocratiche e giudiziarie giungano al termine, cosicché possano fissare la data del funerale di quel ragazzo alto e buono che se ne è andato in una fredda e nebbiosa mattina d’inverno. —
GIB
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