Strage di Corinaldo: vanno a processo in sei
Le 2 “bande dello spray” accusate di omicidio preterintenzionale e per 37 colpi in altre 23 province: prima udienza in marzo
Strage di Corinaldo: il gip di Ancona ha accolto le richieste della Procura locale. Si andrà a giudizio immediato il 13 marzo ad Ancona davanti alla Corte d'Assise per i sei componenti modenesi della cosiddetta “Banda dello spray” accusati, tra l’altro, di omicidio preterintenzionale per aver spruzzato spray al peperoncino per commettere furti e rapine nella discoteca “Lanterna Azzurra” nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 2018 dove morirono nella calca cinque adolescenti e una madre 39enne. Tra le accuse: associazione per delinquere, lesioni gravissime e una raffica di furti.
Il settimo arrestato, il 65enne castelfranchese del “compro oro” che comperava le catene razziata, ha patteggiato la pena uscendo dal processo. I sei a processo per la raffica di furti con strappo commessi in corso nelle discoteche di mezza Italia, per ricettazione e soprattutto, come detto, per omicidio preterintenzionale conseguente alle tecniche di furto adottate all’interno della Lanterna Azzurra nella notte dell’8 dicembre 2018, sono: Ugo Di Puorto, 21enne di San Prospero, ritenuto il capo nonché la mente dell’organizzazione, detenuto a Forlì; Andrea Cavallari, 21 anni, di Bomporto, detenuto ad Ancona; Moez Akari, tunisino di 23 anni, di Castelnuovo, detenuto ad Ascoli; Raffaele Mormone, 21enne di San Cesario, detenuto a Rimini; Badr Amouiyah, 21enne di San Prospero, detenuto ad Ancona.
Della settantina di casi analizzati dai pm anconetani titolari dell’inchiesta, i sostituti Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, 37 sono attribuiti di volta in volta ad elementi delle due bande che si sarebbero unite per la tragica razzia di Corinaldo.
Ventitré sono le province interessate dai raid nelle discoteche e in tutti i concerti trap e rap in cui potevano trovare giovani con collane d’oro da strappare: locali in Lombardia, Veneto, Toscana, Umbria e anche a Roma. Due i colpi compiuti a Modena, secondo la Procura: allo Iago di Sassuolo nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2019 e alla festa della Pieve di Nonantola tra il 17 e il 18 maggio 2019.
L’accusa principale riguarda però la sera della strage. Come scrivono i due pm, tutti e sei gli imputati sono accusati di omicidi preterintenzionale perché, in concorso tra loro, «con azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, commettendo delitti di rapina e lesioni personali dolose, cagionavano la morte non voluta ma prevedibile di sei deceduti “per sindrome asfittica acuta da causa meccanica”, la cosiddetta “asfissia della folla”. Questo perché hanno spruzzato lo spray urticante all’interno della discoteca Lanterna Azzurra stipata di persone creando il panico: approfittando della confusione creata dai malesseri da loro indotti con lo spray al peperoncino per strappare le collane d’oro, hanno poi creato una reazione scomposta di fuga di massa per crearsi l’impunità mescolandosi nella folla verso le uscite. Un espediente d’effetto ma non avevano tenuto conto delle carenze strutturali del locale e delle inadeguatezze della sicurezza che hanno poi portato al cedimento della balaustra provocando la caduta mortale». —
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