Fallimento Valli del Cimone il Comune andrà in giudizio
La giunta Biolchini ha scelto di affiancarsi agli altri enti del Consorzio per resistere in giudizio. Se avrà ragione non pagherà 121 mila euro
ULTIMO ATTO
PAVULLO. Il Comune di Pavullo va allo scontro giudiziario sul debito del consorzio di promo-commercializzazione Valli del Cimone.
Il 2 dicembre in municipio è stato notificato il decreto ingiuntivo con cui il Tribunale delle Imprese di Bologna ha intimato il pagamento di 121.713 euro, la più alta cifra di cui si è chiesto conto finora per il passivo lasciato dal Consorzio.
Un rosso complessivo che va dai 600 ai 900mila euro, a seconda di annessi e connessi, su cui il liquidatore Corrado Cavallini incalza in primis i Comuni (e quindi all'Unione). Come avevano già fatto Fanano, Sestola e Montecreto (a cui in precedenza erano stati notificati altri decreti ingiuntivi sui 25-30mila euro ciascuno), pure Pavullo ha deciso di resistere alla richiesta.
Nel processo il Comune si è affidato allo stesso legale, l’avvocato Luca Ferrari di Bologna, nominato difensore con delibera di giunta del 28 dicembre dietro compenso di 9 mila euro. Il nodo del contendere è noto. Per il liquidatore i soci del Consorzio devono pagare in base ai servizi avuti, mentre per i Comuni il riparto va effettuato in base alle quote dell'ente che ciascuno deteneva. Cioè una per Comune (18 per l'Unione), di fronte alle 124 totali. Così però rimarrebbero col cerino in mano le associazioni di categoria (Confcommercio, Cna, Confesercenti e Lapam) che avevano rilevato una ventina di quote ciascuna quando la Provincia aveva dismesso le proprie. —
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