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Il complesso San Paolo torna a splendere con i decori del ’600

Michele Saracino
Il complesso San Paolo torna a splendere con i decori del ’600

Quasi concluso il consolidamento post-sisma dell’ex Oratorio Sotto lo strato superficiale degradato, il tessuto pittorico originario 

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il viaggio

Michele Saracino

«Ci aspettavamo effettivamente un apparato decorativo di pregio, ma nessuno pensava di imbattersi in decorazioni addirittura Seicentesche e soprattutto così estese e conservate in così buono stato», commenta Micaela Goldoni, architetto di Politecnica e direttore dei lavori di rafforzamento e ripristino del complesso San Paolo in via Francesco Selmi. Effettivamente, la soddisfazione è palpabile non solo tra gli addetti ai lavori, ma tra tutti i presenti al sopralluogo che si è svolto ieri e a cui hanno presenziato anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e l’assessore Andrea Bosi.

I lavori di recupero del complesso e in particolare quelli di restauro delle pareti nella Sala delle Monache, che avevano subito un brusco stop a causa del terremoto del 2012, hanno fatto tornare alla luce il tessuto pittorico originale sotto quello superficiale di età Ottocentesca. Il complesso, che comprende chiesa ed ex Oratorio, risale al 1192: la struttura romanica originale è ancora ben visibile nella facciata a salienti della chiesa, mentre sono andati perduti alcuni ambienti interni durante le tante modifiche apportate alla struttura lungo i secoli. Nel 1798 l’edificio venne adibito a caserma da Napoleone e solo grazie al duca Francesco IV d’Austria-Este è tornato a disposizione della cittadinanza – anche se per breve tempo – come luogo di culto. Oggi la chiesa è sconsacrata, ma dopo gli interventi di riqualificazione e ammodernamento apportati tra il 1859 e il 1890 il complesso ospita l’asilo nido San Paolo, la scuola per l’infanzia Boschi e l’Accademia di Belcanto di Modena. Grazie al ponteggio, è stato possibile effettuare saggi stratigrafici in grado di individuare le decorazioni Seicentesche e ha permesso di ricalibrare tutto il progetto iniziale sulla base della nuova scoperta: le lunette decorate, tipiche degli ambienti a volta, pare siano da attribuirsi ad un pittore locale probabilmente influenzato anche da Giovanni Battista Codebue, l’autore dell’Annunciazione nella chiesa di S. Biagio a Modena. Del Codebue sono anche, nell’Oratorio del complesso San Paolo, una raffigurazione della Vergine Maria purtroppo andata perduta quattro statue in terracotta ancora presenti e ben conservate raffiguranti Sant’Agostino, San Geminiano, San Pietro e San Paolo. «È una grande rigenerazione, che riconsegna alla città ancora una volta nella storia tutto il patrimonio artistico e culturale rappresentato dal complesso San Paolo» osserva il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, «una rigenerazione che mira anche a rendere l’intero edificio più attrattivo: si riporta alla vita un pezzo di storia, cultura e passione modenese per continuare a costruire futuro».

L’intervento, sia a livello architettonico che economico, è imponente: del valore di un milione e 270 mila euro totali, è iniziato nell’autunno 2018 e molto probabilmente si concluderà nella primavera di quest’anno e intorno a maggio i primi eventi potranno già vedere la luce. I progetti ci sono già: per la valorizzazione del patrimonio artistico è in via di realizzazione una profonda modifica del sistema di illuminazione, con l’installazione di prese in pozzetti a pavimento in vista delle mostre e delle esposizioni che verranno ospitate nella Sala delle Monache. Per quanto riguarda l’ex chiesa, è prevista la costruzione di un nuovo bagno per persone con disabilità e di pareti a cartongesso smontabili. —

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