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Una corona e rose rosse per ricordare i sei morti dell’Eccidio alle Fonderie

Carlo Gregori
Una corona e rose rosse per ricordare i sei morti dell’Eccidio alle Fonderie

Il sindaco Muzzarelli: «Morirono mentre chiedevano di lavorare Il loro sacrificio ha aiutato a far crescere la comunità e il benessere»  

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COMMEMORAZIONE

Carlo Gregori

«Eroi del popolo». Alla base del cippo è stata appoggiata la corona di alloro del Comune di Modena. Accanto alla corona, il vaso pieno di rose rosse di Rifondazione Comunista. Le ha portate il segretario Stefano Lugli che è anche candidato di L’Altra Emilia, la lista di raggruppamento di sinistra che non si è coalizzata con Stefano Bonaccini. E c’era anche lui, Stefano Bonaccini, il candidato del centro-sinistra alla presidenza della Regione, carica che ha occupato finora. È arrivato seguito da un nugolo di telecamere che sciamavano verso la torre piezometrica della Crocetta, quella ai piedi del cavalcaferrovia della Maserati accanto alle ex Fonderie, il luogo in cui 70 anni fa avvenne la strage e per il quale avvenne la strage. C’era anche il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli con i suoi predecessori Giorgio Pighi e Giuliano Barbolini. C’erano i dirigenti modenesi dei sindacati confederati Cgil Cisl Uil. C’erano anche tante bandiere, per una volta unite, di ogni insegna politica di sinistra e centro-sinistra. E soprattutto era presente tanta gente. Più degli anni scorsi, sia per la ricorrenza particolare e sia per un’innegabile attenzione crescente per questo evento tragico, quasi una riscoperta.

È stata una commemorazione affollata quella di ieri in via Ciro Menotti per ricordare le sei vittime dell’Eccidio del 9 gennaio 1950, quando la polizia sparò sulla folla dei dimostranti accalcati davanti alle Fonderie Orsi per chiedere lavoro e libertà sindacale. Rimasero ferite 200 persone. Molti manifestanti furono arrestati e poi prosciolti dopo giorni di carcere senza accuse specifiche provate. Ben 130 subirono un processo, difesi dal carismatico leader socialista Lelio Basso: quasi tutti assolti. Non furono mai istruiti processi invece per i responsabili dell’eccidio: non tanto i poliziotti che spararono materialmente ad altezza uomo o dai tetti della fabbrica, ma chi aveva dato l’ordine di sparare. Questa lacuna giudiziaria nella storia italiana avvenne nonostante la commissione parlamentare d’inchiesta - presieduta dal comunista Umberto Terraccini - si fosse espressa accusando il prefetto e del questore di quei giorni. La Procura avviò agli accertamenti iniziali: oggi possiamo leggere l’estratto delle autopsie condotte dalla Medicina legale di Modena (i crudi documenti di questa relazione al giudice istruttore, finora mai visti, sono esposti nella mostra ad Ago, ex ospedale Sant’Agostino, per due mesi). Oggi resta il ricordo di quella strage che ha segnato la città.

Lo ha ricordato ieri mattina il sindaco: «È importante ricordare che le sei vittime dell’Eccidio delle Fonderie sono cadute per continuare a lavorare. Lavorando avrebbero pagato le tasse, avrebbe costruito benessere e valorizzato la nostra comunità, una comunità che è rimasta aperta e inclusiva». Muzzarelli ha anche ricordato che sta arrivando a scadenza il bando per la riqualificazione della “stecca” delle Fonderie che sarà in futuro consegnata all’Istituto Storico, un gesto fortemente simbolico.

Anche Stefano Bonaccini ha sottolineato l’importanza delle lotte per il lavoro che portarono al sacrificio di quei sei lavoratori colpiti dai proiettili. Ha poi rivendicato con orgoglio l’appartenenza alla comunità modenese.

Ricordiamo che, sempre per ricordare l’Eccidio, stasera alle 21 alla Tenda (PalaMolza) si terrà la lettura del racconto di Carlo Lucarelli con l’autore e Paolo Nori. —

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