A Pavullo il Giardino dei ciliegi, dieci biglietti per i nostri lettori
Nuova interessante occasione per i nostri iscritti alla community Noi Gazzetta. Il 16 gennaio a Pavullo il riadattamento della celebre opera di Cechov La regia dello spettacolo è di Nicola Borghesi, fondatore della Compagnia assieme a Paola Aiello ed Enrico Baraldi. In scena con lo stesso Borghesi, Annalisa e Giuliano Bianchi, Lodovico Guenzi – attore e musicista noto anche per essere il frontman della band Lo Stato Sociale – e Tamara Balducci.
PAVULLO Un classico del teatro attualizzato con una drammaturgia contemporanea che lascia intatti lo spirito e la magia dell’originale. Con Il Giardino dei Ciliegi – Trent’anni di felicità in comodato d’uso della Compagnia bolognese Kepler-452 liberamente ispirato al capolavoro di Anton Čechov prosegue giovedì prossimo 16 gennaio alle ore 21.00 la Stagione Teatrale 2019-2020 del Mac Mazzieri di Pavullo curata da ATER - Associazione Teatrale Emilia Romagna Circuito Regionale Multidisciplinare, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Mirandola.
La regia dello spettacolo è di Nicola Borghesi, fondatore della Compagnia assieme a Paola Aiello ed Enrico Baraldi. In scena con lo stesso Borghesi, Annalisa e Giuliano Bianchi, Lodovico Guenzi – attore e musicista noto anche per essere il frontman della band Lo Stato Sociale – e Tamara Balducci. Le scene e i costumi sono di Letizia Calori, le luci di Vincent Longuemare, i suoni di Alberto “Bebo” Guidetti, i video di Chiara Caliò. Una produzione ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione. Biglietti interi 15 euro, ridotti 12 euro.
Per i lettori della Gazzetta sono disponibili dieci inviti omaggio. Prenotarli occorre essere iscritti alla nostra community e cliccare nella sezione eventi del nostro sito
Il giardino dei ciliegi - Trent’anni di felicità in comodato d’uso nasce dall’incontro tra i componenti della compagnia bolognese Kepler-452 (Nicola Borghesi, Paola Aiello ed Enrico Baraldi) con due personaggi “immaginari” realmente esistenti, Giuliano e Annalisa Bianchi, ossia Ljuba e Gaev. Nel dramma Anton Čhecov immagina che in un anno non definito di fine Ottocento il giardino dei ciliegi di Ljuba e Gaev, proprietari terrieri nella Russia prerivoluzionaria, vada all’asta per debiti insieme alla loro casa. Ad acquistarlo è Lopachin, ex-servo della gleba arricchitosi dopo la fine della schiavitù, rampante rappresentante della borghesia in ascesa. Il centro del dramma è la scomparsa di un luogo magico, profondamente impregnato delle vite di chi lo abita, che in questa rilettura dell’opera di Čechov diventa il luogo della coppia.
Nicola, Paola ed Enrico hanno cominciato così, come sono soliti fare, a sbirciare nelle pieghe della loro città, Bologna, alla ricerca del loro Giardino dei ciliegi. «Tra i moltissimi incontri che abbiamo fatto nel corso della nostra indagine – racconta la compagnia − ce ne è stato uno che ha cambiato definitivamente il corso delle prove e, inaspettatamente, delle nostre vite: quello con Giuliano e Annalisa Bianchi, che per trent’anni hanno vissuto in una casa colonica concessa in comodato d’uso gratuito dal Comune nella periferia di Bologna. Giuliano e Annalisa Bianchi per trent’anni si sono occupati di due attività principali: il controllo della popolazione dei piccioni e l’accoglienza di animali esotici o pericolosi. Si attiva così un ménage strano, marginale, meraviglioso: convivono in casa Bianchi babbuini, carcerati ex 41-bis in borsa lavoro, una famiglia rom ospite, boa constrictor. Trent’anni, come ci dicono Giuliano e Annalisa, di pura felicità».
Finché nel 2015 si avvicina il momento dell’apertura, proprio di fronte al loro giardino dei ciliegi, di un grande parco a tema agroalimentare. In coincidenza con l’avvicinarsi dell’apertura del parco i Bianchi ricevono un avviso di sfratto. La magia di questo contemporaneo Giardino dei ciliegi - gli animali, le relazioni, gli affetti - cessa improvvisamente di esistere in una mattinata di settembre. Una storia così lontana nel tempo e nello spazio da quella di Gaev e Ljuba eppure così simile nella sua essenza.
Nicola, Paola ed Enrico hanno trascorso molto tempo con i Bianchi, cercando di capire che cosa fosse successo e quale sia la loro posizione rispetto alla vicenda che li ha travolti, provando a innamorarsi senza perdere la lucidità. Dopo un lungo corteggiamento sono riusciti a convincerli ad andare in scena, a vestire i panni di Ljuba e Gaev e a raccontare, insieme agli attori, la storia dello sgombero e del loro incontro.
Il giardino dei ciliegi. Trent’anni di felicità in comodato d’uso vuole essere un’indagine su dove oggi si sia posata la dialettica tra illuminismo e magia, tra legge e natura, e su dove ci troviamo noi. Forse, più semplicemente, è la storia di un incontro.
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