Terre d’argine, aumenti salariali Monta la protesta tra i vigili
Malcontento fra gli agenti: «Mancata informazione sull’entrata in graduatoria» Il sindacalista: «Ne deve beneficiare un numero più alto di dipendenti pubblici»
Scoppia il caso delle “progressioni economiche”, ovvero degli aumenti salariali permanenti dati ai dipendenti dell’Unione delle Terre d’argine. Tra loro ci sono anche gli agenti della Polizia locale, tra i quali è sfociato il malcontento dopo l’assegnazione delle “progressioni”, premi di denaro che vengono decisi dal dirigente di settore, sulla base di una scheda di valutazione per ogni dipendente. A chi raggiunge i punteggi più alti viene concesso l’aumento. Nel dettaglio, questi premi, accusano alcuni agenti che preferiscono rimanere anonimi, sarebbero stati dati «senza criteri oggettivi». Inoltre, dicono, «certi operatori sarebbero stati valutati fino a 10 anni addietro, contro i tre stabiliti dall’ultimo contratto collettivo nazionale e senza informare le persone sul perché si trovano dentro o fuori la graduatoria per l’aumento salariale».
A confermare il malcontento che regna al Comando dei vigili di via Tre febbraio è Federico Coratella, sindacalista Sulpl (Sindacato unitario lavoratori polizia locale). «La fortissima scontentezza per il criterio con cui sono asssegnate le “progressioni” tra gli operatori della Polizia locale delle Terre d’argine è argomento noto - conferma Coratella - Occorre effettuare alcune analisi per indagare le ragioni di tale malcontento che possono aiutare a trovare la soluzioni per superarlo. Innanzitutto, la base di dipendenti alla quale questi aumenti vengono garantiti è troppo bassa. Si parla del 20% soltanto dei dipendenti dell’Unione per i quali è prevista. Invece, sarebbe un bene portarla almeno al l’80%, come abbiamo chiesto noi come Sulpl, per poter ampliare la fascia di addetti dell’ente pubblico che ne hanno diritto. Aggiungo, però, che non si può rinfacciare all’amministrazione un errato criterio nell’assegnazione delle “progressioni”. A monte esiste un problema nel criterio di contrattazione, accordato, a monte, anni fa, con i referenti delle principali tre sigle sindacali. Inoltre, l’assegnazione di questi aumenti è ripresa dopo 10 anni di stop: un fattore che ha incrinato ulteriormente il meccanismo».
«C’è un altro aspetto da mettere a punto - aggiunge Coratella - È necessario assegnare un certo budget per ogni settore: così le risorse per gli aumenti potranno essere ripartite in un modo equo e proporzionale tra i vari pezzi di cui si compone l’ente».
Il presidente delle Terre d’argine e assessore alla sicurezza Roberto Solomita, interpellato dalla Gazzetta, ha preferito non rilasciare dichiarazioni sull’argomento.
Nemmeno dal Comune di Carpi, interpellato per chiarire la situazione, arrivano dichiarazioni ufficiali, ma da Palazzo Scacchetti fanno sapere che «esiste un accordo tra sindacati e amministrazioni che hanno definito i requisiti a seguito di un regolamento sottoscritto tra le parti». Esiste inoltre un’istruttoria che ha determinato la graduatoria definitiva, oltre a una determina specifica in materia di “progressioni”. —
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