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Valli del Cimone, “sconti” sui debiti ai Comuni

Daniele Montanari
Valli del Cimone, “sconti” sui debiti ai Comuni

La soluzione proposta dal liquidatore Cavallini per risolvere il contenzioso: «Con il 70% si può chiudere la partita»

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È ancora possibile raggiungere in extremis un accordo sul debito del consorzio Valli del Cimone che eviti la guerra giudiziaria, coi tempi e gli strascichi che comporterebbe. Ci sta lavorando il liquidatore Corrado Cavallini, che in questi giorni attende il responso. Allo stato attuale è un gentleman agreement, ma in corso di formalizzazione: a un consorziato debitore è stata proposta la riduzione della quota dovuta al 70% circa, in cambio di un pagamento veloce. Di fatto, qualcosa di simile alla seconda via d’uscita che Cavallini aveva proposto a Sassuolo ai debitori di Sgp, e quindi in accettazione ai creditori: per chi non ce la faceva ad aspettare il 100% del dovuto dopo diversi anni, c’era l’alternativa di ottenere subito un importo ridotto.

«Il lavoro non si è mai fermato - sottolinea Cavallini - e ci sono buone possibilità di raggiungere entro fine mese un accordo di questo tenore con un consorziato». Che potrebbe diventare una soluzione “pilota” da proporre ai vari Comuni quale alternativa al Tribunale: «Se tutto va bene, già nell’assemblea dei soci in convocazione a inizio febbraio proporrò ai sindaci di chiudere la partita in questo modo - annuncia - abbandonando il contenzioso giudiziario con un sacrificio da parte dei creditori, ovvero banche e fornitori di servizi. Nella situazione che si è creata, così si eviterebbe di trascinare la questione in un tempo indefinito. E al contempo si eviterebbero ai Comuni possibili imbarazzi come esposti per danni erariali e cose del genere».

DA 900 A 600MILA

Il debito complessivo lasciato dal consorzio di promo commercializzazione Valli del Cimone con annessi e connessi legati alla liquidazione sancita nel novembre 2018 (non di fallimento si tratta: la nomina del liquidatore è proprio per evitare questo epilogo) si aggira sui 900 mila euro. Se tutti accettassero una soluzione al 65-70% si ridurrebbe a 600 mila circa. Che andrebbero corrisposti secondo la ripartizione già proposta da Cavallini, cioè secondo i servizi avuti dal consorzio. Il peso maggiore ricadrebbe quindi sul Comune di Pavullo (che ha appena ricevuto un decreto ingiuntivo da 121 mila euro calcolato a debito pieno), sull’Unione e sul Consorzio del Cimone. Va da sè che per un ente pubblico come un Comune un pagamento dei debiti al 70% non è il massimo a livello d'immagine: significa corrispondere agli stessi propri concittadini solo una parte del dovuto. Ma nella situazione che si è creata, col fatto che Comuni come Pavullo contestano al consorzio l’entità stessa dei servizi di cui avrebbero beneficiato, forse questa è l’unica vera via d’uscita. Se a febbraio in assemblea arrivasse la fumata bianca generale, il raggiungimento dell’accordo verrebbe trasmesso al Tribunale e le ingiunzioni di pagamento sarebbero annullate, come il percorso giudiziario delle impugnazioni appena sottoscritto, oltre che da Pavullo, da Fanano, Sestola e Montecreto. Se passa la proposta di “sconto” sul debito, i quattro ex dipendenti del consorzio resterebbero comunque tutelati, col pagamento al 100% di quanto ancora devono avere. —

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