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L’INTERVISTA 

«Centro, con questi affitti sarà una morìa di negozi»

Luca Gardinale
«Centro, con questi affitti sarà una morìa di negozi»

Alberto Crepaldi, nuovo segretario generale di Confcommercio lancia l’allarme «Serve un fondo per ridurre i canoni e comprimere i costi altrimenti sarà dura»

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Dalla sicurezza alle tasse locali, dal turismo al centro storico. Temi affrontati da Alberto Crepaldi, il nuovo segretario generale di Confcommercio Modena, che per il presidente provinciale Tommaso Leone rappresentava «il profilo più idoneo a svolgere il ruolo apicale per l’associazione, per il quale servivano competenze politiche, comunicative e organizzative che in questi anni ho potuto apprezzare in lui». A lui proviamo a chiedere di fare il punto sulle tante problematiche sul tappeto nel mondo del commercio modenese. A cominciare dalla sicurezza, questione sempre molto sentita e calda per chi ogni giorno ha una attività a contatto con il pubblico.

Crepaldi, partiamo dal tema sicurezza, una questione sempre piuttosto problematica per le imprese modenesi.

«Sicurezza e legalità sono valori imprescindibili affinché possa esserci libertà di impresa, e in questi anni Prefettura, forze dell’ordine e amministrazioni hanno messo in campo sforzi immani per fronteggiare la criminalità, pur a fronte di organici fermi da decenni, che dunque vanno adeguati. Le nostre imprese ci chiedono giustamente maggiore presidio del territorio, una lotta più intensa contro abusivismo e contraffazione, e noi continueremo a sostenere la necessità di supportare economicamente, come avviene con il Fondo sicurezza, gli investimenti delle aziende in mezzi di difesa passiva, a partire dai sistemi di videosorveglianza collegati alle forze dell’ordine».

E poi ci sono le tasse locali: quanto incidono sulla vita delle pmi?

«La pressione fiscale ha raggiunto un livello insostenibile per le imprese anche per effetto di una tassazione locale che impatta per oltre il 20%: per alimentare le prospettive di crescita e affinché le aziende non rimangano schiacciate dal peso del fisco oltre che della burocrazia, ci aspettiamo che nei bilanci dei Comuni di quest’anno ci siano segnali di inversione di tendenza su tassazione degli immobili, costo di smaltimento dei rifiuti e imposta di pubblicità».

Un settore in cui le cose vanno bene è quello del turismo. Cosa si può fare per sfruttare al meglio questo momento?

«Il turismo, come sosteniamo da anni, può rappresentare un formidabile driver di sviluppo per la nostra economia: lo dimostrano i numeri delle presenze, gli investimenti che gli albergatori hanno fatto e stanno facendo, le ricadute positive sui bilanci delle attività che vivono anche di turismo. Ma ora serve un salto di qualità e, analogamente a quanto ha fatto Bologna, è fondamentale dare vita ad una struttura operativa provinciale: un’unica regia, partendo dalle solide basi di Modenatur, su cui concentrare le risorse pubbliche e private per raggiungere con le nostre invidiabili eccellenze i mercati mondiali del turismo».

Nel frattempo, però, il centro storico continua a svuotarsi dei negozi tradizionali…

«Per invertire la tendenza, da un lato vanno accelerati gli investimenti per rendere il centro ancora più bello e attrattivo, mentre dall’altro lato, quello delle imprese, va messo in campo, non solo per Modena e con il concorso di amministrazioni comunali, Camera di Commercio e fondazioni, un plafond di risorse da destinare a misure locali per ridurre i canoni di affitto divenuti altissimi e comprimere i costi del personale».

Intanto le elezioni regionali sono ormai alle porte: cosa vi aspettate dal nuovo governo dell’Emilia Romagna?

«Ci aspettiamo un potenziamento delle azioni a sostegno della micro, piccola e media impresa: servono fondi mirati per sostenerne la riqualificazione, i processi di innovazione e digitalizzazione, favorire il passaggio generazionale e incentivare la qualificazione del nostro sistema di offerta turistica. L’auspicio, poi, è che ci sia un maggiore sforzo per ammodernare la rete delle infrastrutture del nostro territorio, colmare il gap digitale del nostro Appennino e semplificare la burocrazia ancora eccessiva sulle spalle delle imprese». —



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