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Nonantola 

Villa Emma, la prima pietra per il museo - memoriale

Saverio Cioce
Villa Emma, la prima pietra per il museo - memoriale

Sabato la cerimonia con il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli Il ricordo dei settanta ragazzi ebrei salvati dall’intero paese nel ’42

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Un progetto che diventa realtà e un sogno nel cassetto del sindaco.

Inizia così la prima parte dell’operazione che porterà alla costruzione del museo memoriale dedicato ai ragazzi di Villa Emma. Sabatoci sarà la cerimonia della posa della prima pietra dell’edificio che ospiterà il museo interattivo a Prato Galli, a poca distanza da Villa Emma, l’edificio che ospitò i rifugiati ebrei. Un anno fa realizzazione fu assegnata alla ditta ‘Bianchini e Lusiardi’ di Cremona, con un appalto da due milioni di euro.

L’appuntamento è per sabato mattina al Teatro Troisi alle 9.45 con il presidente della regione e il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Negli interventi si ricorderà quella storia di 76 anni fa.

Tra il 1942 e il 1943 Nonantola, grazie al sacerdote don Arrigo Beccari e al medico Giuseppe Moreali, si mobilitò per nascondere per mesi, una settantina di ragazzi ebrei sfuggiti dall’Est Europa alle deportazioni nei campi di sterminio.

Nel periodo più buio della guerra, quando la denuncia di un ebreo nascosto valeva un sacco di farina e una pallottola per chi offriva l’ospitalità, i cittadini più umili rischiarono la vita tenendo a casa i giovanissimi che scappavano verso Israele grazie all’associazione Delasem. Quei settanta ragazzi e ragazze adolescenti furono rifocillati, curati e nutriti. E anche istruiti; non solo libri ma anche falegnameria, cucito e lavori di campagna. E dai nonantolani arrivarono documenti falsi, abiti, una vicinanza fraterna, nascosti prsino in seminario, fuori e dentro a Villa Emma, costruita nel 1890 dagli ebrei modenesi Carlo Sacerdoti e sua moglie Emma Coen.

«Oggi parecchi dei loro discendenti vivono in un solo paese, Rosh Ha Ayin, in Israele - dice alla Gazzetta il sindaco Nannetti - Ho invitato il sindaco Shalom Ben Moshe e stiamo pensando a iniziative di collaborazione, una sorta di piccola piazza con una sedia - simbolo, qui a Villa Emma e nel paese israeliano. Vorremmo ricordare tutti i profughi e l’affetto che il paese offrì, in tempi difficilissimi, ai giovani ebrei in fuga da Slovenia e Croazia, ricercati dai nazisti. Già Moreali e Beccari sono ricordati allo Yad Vashem, il museo che a Gerusalemme ricora l’Olocausto. A noi piacerebbe ricordare anche tutti gli altri, rimasti anonimi, che diedero il loro contributo». —

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