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l’intervista 

Masellis: «Tanti indifferenti Ma questa è un’emergenza»

G.F.

Il padre del Progetto Natalità è componente del Csv e ha analizzato i dati lanciando l’allarme su una tendenza rischiosa

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Roma, Milano, Napoli, Torino deserte. La scena è difficile persino da immaginare.

Tuttavia, è il rischio reale che corre l’Italia. «L’Istat prevede con questo andamento di natalità che tra cinquant’anni ci saranno 6 milioni e mezzo di bambini in meno – assicura Giuseppe Masellis – come se Roma, Milano, Napoli e Torino sparissero. La natalità è la vera emergenza del nostro Paese».

L’idea

Componente del direttivo del Centro Servizi Volontariato di Modena, Giuseppe Masellis è il “padre” del progetto Natalità.

«Tutto è partito nel dicembre del 2017 – racconta l’ideatore – quando ho notato una disattenzione e una superficialità anche delle istituzioni. Avvertivo quasi un’indifferenza ad affrontare il problema: è stata anche la reale difficoltà nel realizzare il progetto».

Masellis ha così analizzato i dati, scoprendo che «quelli su Modena non si discostano più da quelli nazionali: sono altrettanto preoccupanti».

I motivi del calo demografico possono essere tanti: «l’invecchiamento della popolazione, l’alto tasso di disoccupazione, la mancata crescita economica, il debito pubblico, la crisi culturale e anche morale».

Il prestigio

«Tutelata, non valorizzata». Non è un cocktail chiesto da un agente segreto inglese. È il modo in cui è vista per Masellis la maternità «in Italia e in particolare in Emilia Romagna». Il perché è presto detto. Alla domanda su una scelta tra carriera e figli, le donne (e anche gli uomini) tendono a preferire la prima. «La maternità dovrebbe essere qualcosa di prestigioso, dovrebbe valere più di un incarico politico o di una posizione da amministratore delegato – la posizione dell’ideatore –. Programmare un figlio sembra un fatto privato, non sembra ci sia il sostegno della società». Ecco la sfida a «mettere in discussione la politica, il mondo del lavoro, le aziende, la scuola, la famiglia». La scelta tra figli e lavoro è un bivio da eliminare. «Se c’è una responsabilità morale non è colpa delle donne – sottolinea Masellis – ma della società che non favorisce la natalità».

MENO LAVORO, PIÙ VITA

I seminari del progetto Natalità rappresentano una riflessione. Il progetto intende però promuovere un cambiamento nell’organizzazione del lavoro.

Le prime sperimentazioni partiranno in «4quattro o cinque aziende del territorio in cui sperimentare nuovi modelli di welfare», come sottolineato dallo stesso Masellis. «Migliorando il clima aziendale, migliorerà anche la produzione – l’equazione di Giuseppe Masellis –. Va creato un sistema in rete, collegando le aziende alle associazioni di volontariato». Come? «Accompagnamento a scuola, affiancamento nei compiti, in momenti ricreativi e sportivi».

Per Giuseppe Masellis sarà centrale la figura del «family manager, che indirizzi la coppia verso un percorso di facilitazione della natalità».

IL CONTRASTO

L’ultimo messaggio lanciato da Masellis è legato ai padri. «Se lo Stato non valorizza la paternità con la maternità non andiamo da nessuna parte – conclude l’ideatore – perché i valori si equivalgono. Lanciare il messaggio che la maternità è prestigiosa rappresenta un modo per dare una risposta di altissimo livello a incresciosi fenomeni quotidiani. Le violazioni dei diritti delle donne, gli stupri, i femminicidi sono tutti un attacco sia alla donna sia alla maternità». L’analisi è chiara: «Se un intero paese non fa figli e non cresce le cause sono profonde e non banali, come profonde e non banali devono essere le azioni da mettere in atto per passare dalla denatalità alla natalità». —

G.F.

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