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PAVULLO. L’INCHIESTA 

Foto erotiche delle fidanzate in cloud: sei giovani indagati

C.G.
Foto erotiche delle fidanzate in cloud: sei giovani indagati

Sono studenti superiori e due da poco adulti: accusati di condividere immagini pedopornografiche di amiche conoscenti ed ex “morose”

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PAVULLO. Non sono foto propriamente pornografiche: sono foto erotiche spinte e ammiccanti ma non esplicite. Sono tante (circa 250) e coinvolgono ragazze adolescenti da 15 ai 19 anni, quasi tutte dello stesso istituto superiore di Pavullo e le loro amiche, in tutto una ventina. Molte non immaginavano neppure che le loro foto postate sui social sarebbero state scaricate e messe in quella cartella, tante credevano che quelle foto spinte sarebbero state viste solo dalle amiche o dai fidanzati come se fosse un gioco, altre non se ne sono interessate. Tutto questo materiale fotografico erotico che interessa delle minorenni è finito in una cartella cloud che richiede una password di accesso. Ed è l’oggetto dell’inchiesta in corso da parte della Distrettuale di Bologna che vede sei ragazzi indagati: 4 minori e 2 da poco maggiorenni, per un reato grave: detenzione di materiale pedopornografico. Per il secondo reato inizialmente contestato, la “pornografia minorile”, è stato chiesto al pm di “abbassare” il reato proprio perché non c’è stato commercio e non si tratta di foto esplicite.

Il caso coinvolge gli studenti di un istituto superiore di Pavullo che frequentano, conoscono, sono o sono stati sentimentalmente legati alle ragazze ritratte nelle foto incriminate. Tutto pare nato per gioco due anni fa. Scambi di foto tra ragazzi ne avvengono di frequente, nonostante la segnalazione dei gravi pericoli e i controlli dei genitori, così come anche la diffusione di foto spinte da parte di giovani “Lolite” ma il loro ripescaggio e uso in un ambito ristretto non è per niente frequente. Due ragazzi della compagnia hanno infatti creato due cartelle speciali sui pc che mostravano agli altri, finché hanno deciso di convogliarle in una cartella in cloud accessibile solo a chi aveva la password. La perizia chiesta dal pm ha stabilito che, se sono state scaricate alcune foto, non sono mai state né vendute né fatte circolare: sono rimaste solo in quell’ambito ad accesso limitato. Ora la Procura Distrettuale ha chiesto una seconda perizia con un lungo supplemento di indagine - la chiusura dell’inchiesta - sarà tra almeno un anno - per conoscere tutti i percorsi delle singole foto su pc, smartphone e cartella cloud. A portate alla luce la vicenda sono stati prima un genitore che ha scoperto le foto della figlie a poi il “ragazzo” di una delle vittime. Nel corso delle indagini sono state sentite le ragazze in audizione protetta. E molti credevano che fosse solo un gioco per imitare le star, e le loro cantanti preferite. Ma non è così. —

C.G.

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