«Ora con Savorini percorso condiviso fra il Lambrusco e il Pignoletto»
«Il nuovo direttore vanta l’esperienza nell’altro ente e favorirà la razionalizzazione delle politiche di gestione»
Il Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena ha annunciato il cambio di direttore: dal primo gennaio scorso alla direzione dell’ente presieduto da Claudio Biondi è stato nominato Giacomo Savorini al posto di Ermi Bagni, che ricopriva l’incarico da 12 anni. Bagni andrà in pensione rimanendo all’interno del Consorzio come consulente. Il neo direttore Giacomo Savorini, 41 anni, è laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali, dal 2008 è direttore del Consorzio Vini Colli Bolognesi e dal 2013 è alla guida del Consorzio Pignoletto Emilia Romagna.
Con Claudio Biondi, presidente del Consorzio di Tutela del Lambrusco di Modena, cerchiamo di comprendere quali potranno essere le strategie future dell’ente dopo il cambio di direzione.
«La scelta di Savorini - dice Biondi - si inquadra in una strategia con cui si vogliono razionalizzare le politiche di gestione dell’ente e questa non è la sola decisione assunta in questa direzione. Per esempio ora abbiamo un’unica sede, in viale Virgilio presso il casello di Modena Nord, cui fanno capo i nostri associati modenesi e reggiani. Ma la scelta di Savorini, oltre che alla sua professionalità, si deve anche al fatto che ha acquisito esperienze importanti nel Consorzio del Pignoletto e questo fattore diventa decisivo per condividere tante attività e tante decisioni per prodotti che hanno molti punti in Comune, non solo dal punto di vista dei territori di produzione ma anche sul piano delle normative».
Quali le prospettive per il Consorzio nel 2020?
«Sarà un anno importante perchè raggiungeremo i 50 anni delle nostre Doc del Lambrusco (Salamino, Sorbara e Grasparossa), cui si è poi aggiunta Modena Doc. Gli obiettivi principali riguardano in primo luogo la tutela della denominazione cercando di ottenere il maggior numero possibile di registrazioni nel mondo. Facile da dire ma non altrettanto da ottenere. Si pensi alla Russia, dove prosperano le maggiori sofisticazioni, che non vuole saperne di registrare le nostre denominazioni. Nel mondo vediamo Lambrusko con la kappa, Lambruscao alla portoghese e tanti altri. Il nostro impegno in questa direzione si sta moltiplicando. I mercati esteri sono determinanti per noi, quello domestico non può bastare».
I risultati negli anni passati non sono mancati. Si pensi a com’era considerato il Lambrusco nel mondo e al boom delle export.
«Merito dei produttori - risponde Biondi - per la capacità che hanno dimostrato nel rivedere l’utilizzo della chimica e nell’elevare in misura esponenziale la qualità del prodotto. Discorso che vale non solo per i grandi: anche i piccoli produttori hanno avuto la capacità di migliorare notevolmente».
Gli Usa sono un mercato fondamentale ma rimane la minaccia dei dazi.
«Per ora siamo esclusi ma in effetti la minaccia permane e sappiamo che in qualsiasi momento potremmo essere colpiti. Devo dire che in ogni caso ci faremo trovare pronti».
Le ragioni del successo all’estero del Lambrusco?
«Il nostro è l’unico vitigno che può dare corpo a prodotti differenti in maniera significativa: basta confrontare un Sorbara con un Grasparossa, per fare un esempio. Ora all’estero va il cosiddetto Emilia e uno sforzo che ci dovrà impegnare è per fare conoscere tutte le diverse prerogative dei Lambruschi, in buona parte sconosciute all’estero».
Altri obiettivi?
«Una più equa redistribuzione della remunerazione fra le componenti della filiera: produttori, trasformatori e imbottigliatori. Poi un impulso ulteriore alla partecipazione alle fiere, basilari per crescere all’estero». —
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