Diabete e scuola, un protocollo per le emergenze
«Le maestre sono state formate: gestiscono il bambino senza di noi». Roberto Mariani è il padre di un bambino con il diabete, che ama muoversi come tutti gli altri ma ha più bisogno di attenzioni. «Soprattutto l’ipoglicemia fa paura all’inizio – spiega Roberto – perché se non si interviene il bambino perde i sensi e va in coma». La risposta per il figlio è un percorso costruito ad hoc. Vi partecipano da protocollo la famiglia e la scuola, esperti dell’Asl e volontari. Il personale della scuola ha seguito due corsi: uno generale sulla malattia, un altro specifico sul minore. I risultati per i genitori sono evidenti. «Mio figlio va a scuola, sta con gli altri bambini e fa tutto quello che fanno – prosegue Roberto – anche le gite». In caso di valori anomali di glicemia, il personale sa cosa fare. «Se non fosse così, saremmo dovuti andare di continuo», spiega il padre. In tutto sono 193 i minori con diabete di tipo 1 seguiti in provincia. Ventuno gli istituti modenesi che hanno sottoscritto il protocollo. Sono 6 le “Scuole accoglienti” premiate ieri in Comune dalla Federazione Diabete Emilia Romagna e dall’Ausl. La scuola dell’infanzia paritaria San Benedetto Abate e l’istituto Figlie del Gesù di Modena. Dall’Appennino la primaria Montecuccoli di Sestola e il plesso di Polinago dell’istituto comprensivo di Lama. Poi la primaria Buonarroti dell’istituto comprensivo 2 Ravarino. Infine la materna castelfranchese paritaria Minime dell’Addolorata. «Con il protocollo la nostra attività è cambiata in meglio. Abbiamo più informazioni e conoscenze sul diabete». Si esprime così Daniela Lombardi, coordinatrice delle attività didattiche della San Benedetto Abate. Per Lombardi si ha una migliore gestione «di tutto il personale: insegnanti, ausiliari e cuoche». Da protocollo, i pasti possono essere consumati nei modi e nei tempi indicati dalla terapia. I minori possono controllare la glicemia. Se il livello è basso, possono assumere zucchero (o glucagone se necessario); se alto, insulina. Inoltre, i minori sono seguiti durante le attività sportive. «Esistono altre patologie su cui si può lavorare ancora, come le malattie rare e quelle legate alla disabilità», anticipa Antonio Brambilla, direttore generale dell’Asl. Per l’assessore all’Istruzione Grazia Baracchi il protocollo rappresenta «una prassi che può essere portata avanti e replicata per altri bisogni che i bimbi possono incontrare nel loro percorso». —
G.F.
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