Ghizlan: chiesto l’ergastolo per l’ex marito
L’accusa: omicidio premeditato pluriaggravato e distruzione del cadavere. Si valuta il sequestro dei beni per i figli orfani
È rimasto per quattro ore con lo sguardo rivolto al tavolo, senza mai dire una parola, smunto, coi capelli rasati. Era immobile anche quando il pm Luca Guerzoni ha chiesto di condannarlo all’ergastolo con isolamento diurno per omicidio premeditato e pluriaggravato della moglie (per l’uxoricidio e la distruzione del cadavere), porto abusivo di arma e il furto dell’auto della coniuge appena uccisa. Una richiesta che in questo processo con rito abbreviato prevede un unico possibile sconto di pena: togliere l’isolamento. Per il resto resterebbe l’ergastolo nudo e crudo per aver ucciso Ghizlan El Hadraoui, la 37enne di origini marocchine che pur continuando ad abitare nella stessa palazzina di via Puccini, nello stesso pianerottolo, non voleva più essere sua moglie. Uccisa con sette coltellate alla schiena nella sua auto, poi guidata col corpo di Ghizlan fino a via Cavazza e data alle fiamme proprio accanto alla discarica.
La difesa, avvocato Giovanni Gibertini, ha sottolineato e contestualizzato i rapporti tesi tra i coniugi durante una drammatica separazione i problemi di depressione e di Khalil Laamane, il marito “tradizionale” 50enne, il tranquillo operaio di giorni e factotum di sera in polisportiva che dopo 20 anni di nozze minacciava di morte la moglie, ora accusato del più grave caso di “femminicidio” a Modena, quello avvenuto il 21 gennaio 2018. In una sede come l’abbreviato, un processo veloce e sopratutto a porte chiuse, non c’è tempo di approfondire prove e testimonianze ma il quadro emerso è chiaro: tanti indizi grandi, nessuna prova materiale. Manca il coltello, manca il cellulare di Ghizlan, mancano tracce biologiche che inchiodino Khalil. Ma ci sono le immagini della videosorveglianza dell’autolavaggio che lo mostrano mentre pulisce l’auto dopo l’omicidio. C’è il portachiavi di lei, tolto dal mazzo di casa, trovato nelle sue disponibilità. Questo riconduce a lui come l’assassino di una donna stimata e amata in tutta la zona di San Pio X, che aveva scelto di vivere a modo suo, fuori dagli schemi tradizionali della moglie mamma e casalinga. L’udienza ha visto anche gli interventi delle tre parti civili. Quella dei familiari di Ghizlan, rappresentati dall’avvocato Nicola Termanini. I figli di Ghizlan, seguiti dai Servizi Sociali, assistiti dall’avvocato Valeria De Biase, che ha ribadito l’importanza del sequestro conservativo dei beni del padre accusato di omicidio per i due orfani: un’azione promossa dal pm Guerzoni e ora al vaglio del gip, in base a una nuova legge, che permette di blindare i beni in loro favore; azione parallela alla pratica civilistica in corso per l’eredità della madre. Infine, l’avvocato Marzia Sannicola per l’associazione Casa delle Donne contro la Violenza che ha sottolineato come questa tragica separazione stroncata dall’assassinio sia un danno sociale oltre che familiare. Giovedì prossimo il giudice Barbara Malvasi pronuncerà la sentenza. —
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