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UNO STUDIO DI UNIMORE 

Dagli uffici condivisi allo spazio musicale: a Modena il boom dei “Co-working”

Stefano Turcato
Dagli uffici condivisi allo spazio musicale: a Modena il boom dei “Co-working”

Con 18 casi è la seconda provincia in regione dopo Bologna Il prof. Montanari: «Una realtà in continua espansione»

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Spazi condivisi da più persone, da più aziende, da diverse realtà, spazi di collaborazione o, per chi ama le terminologie straniere, diciamo Co-working.

In qualsiasi maniera vengano definite, sono in aumento crescente e Modena si distingue come seconda provincia in Emilia Romagna dopo Bologna con spazi diversi e di notevole interesse anche in prospettiva. Tutto questo emerge da uno studio denominato “Lo sviluppo degli spazi di collaborazione e dei co-working in Emilia – Romagna” condotto da Unimore e presentato a Bologna nel corso di un convegno organizzato da Art-ER, la nuova società regionale per la crescita e l’innovazione.

La ricerca, condotta da Opera (Unità di Ricerca del Dipartimento di Comunicazione ed Economia di UniMoRe), si è svolta in due fasi: nella prima, è stata realizzata una mappatura degli spazi di collaborazione operativi in Emilia-Romagna

Gli spazi collaborativi censiti sono in totale 151 (nel 2013 erano 13), a testimonianza della rapida espansione di un fenomeno che interessa tutti i capoluoghi di provincia. Bologna fa la parte del leone, con 49 spazi, seguita nell’ordine da Modena (18), Forlì (15), Ravenna (14), Reggio Emilia (13), Ferrara e Rimini (12), Parma (11) e Piacenza (7). In prevalenza (36%) si tratta di spazi di co-working ma c’è anche un numero rilevante di fab-lab (11%), incubatori o acceleratori (11%) e spazi polifunzionali (17%).

Nella seconda fase il gruppo di ricerca ha svolto un’indagine sul campo tramite interviste a 151 fra gestori e frequentatori e l’osservazione diretta di 39 spazi.

Il prof. Fabrizio Montanari, docente di organizzazione aziendaleUnimore, si è occupato dello studio sui Co-working e conferma che «si tratta di una realtà sempre più diffusa in Europa ma per la quale l’Emilia Romagna - dice Montanari - si distingue in modo particolare. Non solo per la crescita costante ma anche per la diffusione non limitata alle città capoluogo: simile è il Veneto mentre la Lombardia si differenzia perchè gli spazi di collaborazione sono tutti concentrati a Milano».

L’indagine sul campo è tuttora in corso e il prof. Montanari può descrivere per conoscenza diretta la realtà modenese in questo ambito: «Premetto che non è facile individuare questi spazi - chiarisce il docente - anche perchè hanno una mortalità veloce e quindi si corre continuamente il rischio di non essere aggiornati. Ma a Modena abbiamo già accertato 18 spazi di collaborazione consolidati e di interesse notevole. Si va dal Laboratorio Urbano Aperto, finanziato dalla Regione nel quadro di un progetto specifico, al Michelangelo Business Center, utilizzato soprattutto per aziende che hanno esigenze di occupare spazi temporanei per convegni, uffici, riunioni, eventi di vario tipo. C’è “Edera” nella zona Ovest della città, che offre spazi di lavoro flessibile con postazioni di coworking, uffici privati e condivisi, sale corsi, riunioni e meeting. Segnalo anche “71 MusicHub”, un centro musicale con sale prove e altri spazi da condividere. C’è anche “Stars&Cows”, che non è solo uno spazio di coworking ma anche un incubatore e un acceleratore d'impresa».

Il docente Unimore vuole sottolineare, oltre alla vivacità di Modena in questo settore, anche alcune peculiarità significative o quanto meno curiose: «Le scelte di coworking - aggiunge Montanari - non sono solo dovute alla volontà di razionalizzare i costi ma spesso sono determinate dall’esigenza di lavorare meglio e in contesti più gradevoli e stimolanti. C’è l’esempio di un’azienda importante, acquisita da un Fondo americano, che ha chiuso tante sedi in Emilia Romagna concentrando tutto a Bologna. Per molti collaboratori o dipendenti dell’azienda sono state individuate sedi di coworking da cui possono lavorare a distanza. Non solo: c’è il cosiddetto popolo delle Partite Iva, oppure persone che hanno perso il lavoro e si riconvertono con altre attività e decidono di condividere spazi anche per avere il piacere di lavorare con maggiori stimoli. Quindi non soltanto giovani ma anche tanti over 55. Una realtà che merita davvero di essere studiata e approfondita». —



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