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Il Tribunale: la discarica resta sotto sequestro

Il Tribunale: la discarica resta sotto sequestro

Respinto il ricorso Feronia: il mega cantiere per portare a Canaletto i rifiuti speciali industriali della regione non può riaprire

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FINALE. Il cantiere della mega discarica di rifiuti industriali speciali di Canaletto resta sotto sequestro.

Lo ha deciso il Tribunale del Riesame, respingendo il ricorso di Feronia, presentato con l’appoggio dei soci Hera e Sorgea. Il tribunale, presieduto dal dottor Angelo Gin Tibaldi, con i colleghi Federico Maria Meriggi e Carolina Clò, ha in sostanza legittimato su tutta la linea la validità del provvedimento del giudice delle indagini preliminari Andrea Scarpa, «confermando integralmente l’impugnato decreto di sequestro preventivo».

Il gip nel suo provvedimento aveva scritto tra l’altro di un sito “potenzialmente contaminato” e di “superamenti reiterati nel corso degli anni di valori di concentrazione della soglia di contaminazione per sostanze presenti nelle acque sotterranee”.

La decisione del Riesame è stata assunta dopo la camera di consiglio che si è tenuta a Modena il 21 gennaio. I giudici si erano presi qualche giorno di tempo per prendere una posizione. Le motivazioni dettagliate del provvedimento verranno comunque depositate a giorni. E giocoforza, vista la portata dell’affare (a Finale si concentreranno rifiuti provenienti da attività produttive di tutta la Regione, oltre ad una quota di rifiuti urbani), è presumibile un ricorso per Cassazione da parte dei colossi in questione, che hanno finora sfruttato anche l’appoggio politico e tecnico del piano regionale rifiuti.

Intanto però dovranno pagare le spese processuali di questa fase, come stabilisce il provvedimento depositato ieri per informare le parti.

Provvedimenti che va a favore della posizione del Comune, impegnato nel ricorso al Tar, e soprattutto dei comitati che da anni si battono sulla questione, segnalando le anomalie che hanno attraversato anche la politica locale.

Il sequestro riguarda un’area di circa 110.000 metri quadrati, per un volume utile di stoccaggio di 416.000 metri cubi, ed è stato disposto nell’ambito del procedimento penale coordinato dal pubblico ministero Marco Niccolini, e notificato ai responsabili della conduzione dell’attività di stoccaggio dei rifiuti. Dieci le persone indagate, alle quali ieri è stato notificato l’avviso di garanzia; devono rispondere a vario titolo di abuso d’ufficio, falso ideologico e rifiuto di atti d’ufficio, oltre a reati di natura ambientale. —

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