Modena. Un giorno al pronto soccorso: tra camera calda e shock room
Accompagnati dal primario Antonio Luciani dentro l’emergenza del Policlinico: dall’attribuzione del codice agli interventi più urgenti
Pazienti su barelle che sfrecciano come in autostrada, voci urlanti, bambini che qua e là sfuggono al controllo dei genitori, “bip ” e “tac” dei vari monitor. Un mix caotico di percezioni sensoriali. Questo è lo scenario che si presenta davanti agli occhi appena si varca la soglia del Pronto Soccorso del Policlinico di Modena.
Ma, in questo vortice frenetico, si trovano anche loro, i nostri “eroi”: i medici. Antonio Luciani, primario della Struttura Complessa di Pronto Soccorso e Medicina d’ Urgenza, uno di loro, ci ha guidati nella visita di quest’area ospedaliera, al fine di comprenderne il funzionamento.
Due differenti mondi -paziente/medico- trovano incontro e punto di mediazione in quello che lo stesso primario ha definito la “plancia” del Pronto Soccorso.
Ed è proprio la nuova disposizione, in stile americano, openspace, che consente la continua interazione fra utenti ed operatori: al centro il nucleo di controllo dei primi, intorno disposti circolarmente venti box destinati ai pazienti.
Se ci mettessimo nei panni di un paziente, quali sarebbero le tappe fondamentali da percorrere all’arrivo, in ambulanza o autonomamente, fino poi al cosiddetto “processo”, ovvero la diagnosi? Nel primo caso un’importante funzione è svolta dalla “camera calda”, il locale in cui arrivano i mezzi di soccorso e avviene il passaggio di consegne del paziente, prima sottoposto a “docce” in tre box, due di decantazione e uno di decontaminazione da sostanze nucleari, biologiche e chimiche.
Nell’altro caso, invece, dopo esser passato dalla sala di aspetto, il paziente entra nel triage, dove non solo vengono forniti i dati anagrafici della persona, ma viene anche attribuito un codice di priorità di intervento in scala da 1 a 4. Ora tutti i pazienti “barellati” si ritrovano proprio nella “stazione di comando” e sono presi in carico dai triagisti, in attesa di compiere i diversi accertamenti.
All’improvviso, quasi come un lampo, ci corre davanti una barella condotta in una delle due “shock room”, fornite di apposite apparecchiature per far fronte alle più disparate circostanze critiche del paziente.
Questa l’organizzazione del Pronto Soccorso riservato agli adulti. Non meno significativo quello pediatrico, nel quale è stato adottato, negli ultimi anni, un nuovo metodo dotato anche di funzione educativa e sociale: ai piccoli ospiti viene fornito il “diploma del coraggio”, dopo che sono riusciti a superare una così dura sfida.
Così i nostri “eroi” con tenacia e costanza, ma anche con metodo e duro lavoro, ogni giorno affrontano emergenze di ogni genere: 65.000 pazienti all’anno. Il dato non può non impressionare. —
Alice Tagliatini
Alessia Tincani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
