«Salvini è battibile» Il Pd ora può sorridere e pensa già al futuro tra governo e congresso
Lunga notte del segretario Zingaretti con tutti i vertici al Nazareno Il “fenomeno Bonaccini” rinforza l’asse tra il partito e il premier Conte
dietro le quinte
«È passato il messaggio del voto utile», dicono al Nazareno, quando il profumo della vittoria manda effluvi sempre più marcati. «Se fossimo andati insieme noi e i cinque stelle, tutto questo pathos non ci sarebbe stato», ragionano gli uomini del segretario. Soddisfatto perché «Salvini ha perso». Ergo, la fase 4 marzo 2018, quando si pensava dovesse esserci un bipolarismo Salvini-Di Maio, è archiviata. Ora uno si è dimesso e l’altro ha perso, dicono al Nazareno. Zingaretti non cita Di Maio ma la sua responsabilità è di non aver deciso subito la via più diretta, quella più lineare. «Che quando governi insieme stai insieme ovunque».
Il segretario segue lo spoglio al Pd con De Micheli, Provenzano, Misiani, Martina e Manzella. Ora il governo va avanti, si tira dritto con una forza maggiore nelle ali per poter andare alla verifica con gli alleati di governo. Revisione Irpef, via i decreti sicurezza e misure su sanità e welfare, le prime richieste che verranno portate alla verifica voluta da Conte. Ma il target strategico sarà prosciugare il campo grillino facendo tornare a casa tanti voti emigrati nelle loro liste. Obiettivo che sembra più alla portata dopo quanto successo in Emilia e Calabria.
rivoluzione nel pd
«Ora Salvini avrà un rinculo da questo colpo inferto al referendum su se stesso», prevede Lorenzo Guerini. Il ministro della Difesa ragiona a mente fredda sugli effetti di una campagna giocata sul carisma personale. «Può essere che nell’immaginario collettivo passi l’idea che non sia invincibile». E sarebbe già un primo risultato.
«Certo, Bonaccini è avanti e ce la farà, ma sulle liste vediamo come finisce», ragiona non troppo rinfrancata una dirigente del nord: che prevede, come molti altri, comunque scossoni nel partito. Primo tra tutti un balzo in avanti della candidatura del governatore emiliano al soglio pontificio del Pd, messo in palio forse da Zingaretti in un congresso ancora tutto da definire. Ma al di là dell’esplosione nella pancia dei militanti del «fenomeno Bonaccini» il segretario stasera ha motivo per esultare. Questo scatto segna il culmine delle sue più rosee speranze.
Dimissioni scongiurate
E dire che aveva pure pensato al peggio. Mentre nella notte la vittoria in Emilia si avvicina e la paura dello show down si allontana, il pensiero di alcuni big corre ai giorni della vigilia. «Se va male è chiaro che potrei fare un passo indietro», aveva annunciato il leader ai suoi interlocutori più alti in grado, mettendo in conto che questo voto potesse essere cruciale per la sua segreteria. E non escludeva nulla, come giusto che sia in un caso del genere. Anche se tutti i big gli facevano notare come nessuno però avrebbe chiesto la sua testa e che quindi ogni scelta sarebbe stata appannaggio esclusivo della sua volontà. Ovvero espressione della sensibilità personale e politica di una persona considerata come fattore di equilibrio in grado di garantire l’unità del partito e quindi patrimonio di tutti.
Asse con il premier
Quindi dentro il partito non ci sono allo stato rivali interni, se non lo stesso Bonaccini, perché se per caso il congresso di giugno restasse in auge, allora chi meglio del governatore vincente contro il grande sfidante Salvini potrebbe contendere al segretario lo scettro? Il solo ad aver retto la trincea nel momento peggiore.
Ma ora per Zingaretti, si apre la necessità di rinnovare l’azione di governo e un asse tra il segretario e Conte sarà la più forte chiave di volta dei prossimi mesi, in grado di mettere all’angolo Di Maio ormai in caduta libera. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
