Benini (M5s) sfida Bonaccini «Mantieni le promesse sui temi dei 5 Stelle»
Dopo una dura campagna rimarrà fuori dalla Regione «Ora serve coraggio, era giusto esserci, non molliamo»
Il numero lo scandisce più volte: 102mila elettori. Gli serve per dimostrare che il Movimento 5 Stelle “non è scomparso come pronosticava Salvini e anzi è vivo, con due sentinelle di esperienza confermate in Regione”. Simone Benini, candidato presidente dei pentastellati, in viale Aldo Moro non ci sarà, tradito da un sistema elettorale che garantisce il seggio solo ai due presidenti più votati e non agli altri. Resterà a Forlì, ma nell’ultimo mese si è fatto spazio nelle geografia grillina emiliano-romagnola.
Benini, il risultato non è dei migliori.
«È andato peggio rispetto alle aspettative ma io resto positivo perché teniamo in Regione Silvia Piccinini e Giulia Gibertoni, che hanno già cinque anni di battaglie alle spalle. Non possiamo essere numericamente soddisfatti, però abbiamo raggiunto due obiettivi fondamentali: restare in aula e portare i nostri temi al centro della campagna elettorale».
Come vi porrete con Bonaccini?
«Valuteremo i temi. Ci aspettiamo i 4,5 milioni di alberi da piantare, la riconversione ecologica delle nostre aziende, il trasporto pubblico gratuito agli under 18 e nei giorni di inquinamento, la riduzione dell’Irap alle start-up e l’uso dei 12 milioni di euro per il microcredito. Sono tematiche nostre, che rivendichiamo e che il presidente della Regione ha fatto proprie: ecco, lo aspettiamo in aula per pungolarlo e ricordargli quelle promesse».
Con il senno di poi è stata corretta la scelta di allestire una lista all’ultimo istante?
«Io sono orgoglioso e felice di aver rispettato la volontà della base, di aver trovato attivisti pieni di energia che ancora vogliono trasmettere positività all’esperienza del Movimento. Non è stato un errore, ma sapete bene che presto faremo gli Stati Generali per strutturarci meglio sul territorio. Con queste elezioni abbiamo tenuto unito il gruppo, siamo vivi e possiamo fare di meglio».
I politici nazionali non vi hanno dato molto supporto.
«È stato un aiuto sufficiente, quasi buono, ma sappiamo che al Governo nazionale ci sono temi molto più alti da affrontare rispetto alle elezioni in Emilia Romagna. In più mettiamoci le dimissioni del capo politico a tre giorni dal voto... Ma non recriminiamo, noi avevamo un obiettivo: restare in Regione e lo abbiamo fatto. Questo è ciò che conta».
Cosa non ha funzionato? Non scordiamo che cinque anni fa avevate eletto cinque consiglieri.
«Dovremo essere più efficaci nel trasmettere le nostre proposte e nel comunicare cosa stiamo facendo. Il dibattito elettorale, anche a causa dei media, è stato molto polarizzato e dispiace che vi sia stato spazio solo per Bonaccini e Salvini; non dico Borgonzoni perché l’hanno messa da parte e tutto ciò è sgradevole».
Con il voto disgiunto avete comunque aiutato Bonaccini a vincere, o almeno così dicono le analisi statistiche.
«Il voto disgiunto era abbastanza fisiologico nel momento in cui si presenta un’elezione come una sfida tra sole due coalizioni, scordando gli altri cinque gruppi. Da una parte si è innescata la paura del ritorno del fascismo, dall’altra si è fatto passare il messaggio del voler liberare l’Emilia Romagna da chissà che cosa... Capite che di fronte a queste premessa era difficile azzerare il voto disgiunto, per di più dopo alcune uscite di Salvini come la citofonata di Bologna. Noi però abbiamo dimostrato di esserci e di volerci stare, ora aspettiamo il presidente di fronte ai fatti, le promesse non bastano più». —
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