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SASSUOLO. DOCENTE CHIAMATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI 

L’idea di Michela è una scuola con le lezioni all’aria aperta

Alfonso Scibona
L’idea di Michela è una scuola con le lezioni all’aria aperta

Schenetti è esperta di innovazione didattica e lavora all’Università di Bologna «Educare i ragazzi nell’ambiente può fare la differenza nel rispetto e nella tutela»

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La sassolese Michela Schenetti, professoressa associata di didattica generale e pedagogia speciale dell’Università di Bologna, è stata convocata alla Camera dei deputati dalla VII commissione “Cultura Scienza e Istruzione” per un’audizione come esperta sul tema dell’innovazione didattica. Nel suo intervento dal titolo ‘Il primato dello spazio fuori dalla scuola nell’innovazione didattica e nello sviluppo professionale dell’adulto’ ha messo in evidenza le ragioni per cui aprire le porte dei servizi scolastici agli spazi fuori dalla scuola può essere significativo e innovativo per il sistema scolastico italiano. Ha sottolineato come all’interno dello scenario sullo sviluppo sostenibile a cui siamo chiamati ad intervenire entro il 2030 non sia più sufficiente semplicemente educare sull’ambiente, fornendo informazioni e conoscenze, anche con le più sofisticate metodologie digitali ma occorra educare nell’ambiente, permettere alle nuove generazioni di instaurare un vissuto profondo con il luogo che chiediamo loro di rispettare, proteggere e tutelare. «Agire sugli spazi del fare scuola - spiega la prof Schenetti - non è neutrale in quanto ha un potenziale effetto a catena: implica una modifica dei tempi necessari per il loro utilizzo, un ripensamento dei contenuti e delle metodologie e richiede, soprattutto una modifica della postura degli insegnanti, che abitando spazi diversi da quelli abituali per fare scuola si rimettono in gioco. Si sintonizzano di più sulla relazione con i propri studenti che con il proprio sapere da parcellizzare, semplificare e trasmettere». Ha parlato dell’esperienza della rete nazionale delle scuole pubbliche all’aperto, a cui partecipano anche due scuole sassolesi, le primarie Capuana e Caduti per la Libertà, sottolineandone la sintonia con le raccomandazioni europee e con le indicazioni ministeriali del 2012 e i nuovi scenari del 2018, documenti di grande portata ma che avrebbero bisogno di trovare più spazio nella cultura degli insegnanti e nelle pratiche scolastiche. «Nella scuola in generale e nelle scuole all’aperto in particolare – aggiunge la docente - occorrono insegnanti competenti, che conoscono come apprendono i bambini, in grado di usare strumenti, linguaggi e metodologie plurali e diversificati, che sappiano progettare con flessibilità e senso, che sappiano mettere al centro la relazione, vedere il bambino tutto intero. Insegnanti emotivamente competenti. Per tutte queste ragioni credo che per parlare di innovazione didattica nella scuola sia necessario “problematizzare” l’idea che innovativo abbia a che fare necessariamente con il nuovo, il veloce, il digitale. E richiede uno sforzo trasformativo che non abbia la caratteristica dell’occasionalità, non basta un’uscita o l’allestimento di un laboratorio ma un impegno quotidiano che possa portare ad un cambiamento complessivo e duraturo». Nel 2015 il ministero ha adottato con successo il “Piano Nazionale per la Scuola Digitale”, stanziando nel 2018 un’ importante somma per la creazione di ambienti digitali innovativi. Credo e spero che il 2020 possa essere l’anno ideale per lanciare il “Piano Nazionale per la Scuola Naturale”, più attinente alla naturale evoluzione dei bambini, per dirla con le parole di Rousseau». —

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