La lezione di don Ciotti a 500 studenti «La Memoria diventi un impegno vero»
Il prete antimafia: «Segnali inquietanti attorno a noi, si nega la Shoah proprio ora che stiamo perdendo gli ultimi testimoni»
«I segnali che avverto intorno a noi sono molto inquietanti, e negli ultimi anni c’è un preoccupante risveglio di chi nega la realtà della Shoah. Per questo il nostro l’impegno deve essere tanto più vivo oggi, in un’epoca in cui vanno scomparendo anche gli ultimi testimoni diretti di quanto accaduto»: è con queste parole che Don Luigi Ciotti, prete antimafia, fondatore del Gruppo Abele e della rete di associazioni Libera, ha esortato ieri gli oltre 500 studenti che hanno riempito il Teatro Comunale, in occasione del Giorno della Memoria, a non abbassare la guardia.
Partecipando all’iniziativa promossa dalla Fondazione Fossoli, Don Ciotti ha tenuto un’appassionata lezione sull’importanza della memoria come stimolo ad agire. Stimolo tanto più importante in un periodo in cui, come ha avuto modo di ribadire più volte, tornano a presentarsi con minacciosa frequenza i richiami agli anni più bui della storia europea: «Abbiamo il dovere di domandarci da dove vengano atti come la scritta in tedesco sulla porta della casa di un’ex deportata in provincia di Torino, perché la stella di David su una porta non è soltanto una bravata, e ci rimanda a epoche che credevamo lontane. Dobbiamo interrogarci qui, a casa nostra, dove c’è stato Fossoli, un luogo di umiliazione, in cui le persone venivano smistate, come fossero pacchi spostali, ma non dobbiamo limitarci a farlo soltanto oggi, perché altrimenti il rischio è che la nostra sia solo vuota retorica».
E proprio dall’utilizzo delle parole è partita l’analisi delle cause del ritorno dei negazionismi, che secondo Don Ciotti comincia proprio dalla distorsione del linguaggio, dalla sua semplificazione, dalla violenza che si esercita anche per suo tramite: «Occorre innanzitutto una bonifica delle parole, una dieta di parole che uniscano, che diano dignità e speranza alle persone. E invece si assiste al dilagare di parole d’odio, anche nella politica: se ieri i nemici di comodo erano le democrazie e gli ebrei, oggi, in Europa, lo sono i migranti». Ma per fermare l’odio occorre anche analizzare il contesto, e lottare contro le cause che rendono possibile, agli imprenditori della paura, appiccare il fuoco: la solitudine sociale, la povertà, l’analfabetismo.
«Una statistica seria indica come il 30% degli italiani versi in una condizione di analfabetismo, principalmente di ritorno, e se a questo si aggiungono la dispersione scolastica e il venir meno dei legami sociali, il rischio che le persone cerchino un capo cui affidarsi, un uomo forte capace di interpretare le aspirazioni del popolo, diventa molto alto. E sappiamo che questo è stato, storicamente, il preludio all’avvento del fascismo».
Nel ricordare quanto accaduto, Ciotti ha invitato a non consolarsi nell’idea che muri e il filo spinato siano incubi del passato, finiti nel 1989 con il crollo di quello di Berlino: «Oggi, tra i 70 muri esistenti al mondo, l’Europa, culla di democrazia e civiltà, è quelli che ne ha realizzati di più. Tuttavia i muri non sono soltanto fisici, ma anche mentali. Muri fatti di ignoranza e semplificazioni». Ricordando gli incontri che, come quello con Giovanni Falcone, hanno cambiato la sua vita, Ciotti ha concluso con un’esortazione ai tanti giovani presenti: «Quando passate da Fossoli, o visitate il Museo al Deportato, meditate in silenzio. Ma poi, una volta allontanati, iniziare a parlare e a tradurre quotidianamente la memoria in impegno». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google