Modena., i ragazzi del muratori al San Paolo. A dodici metri di altezza dove splendono gli affreschi
Viaggio all’interno del comparto San Paolo che si sta restaurando Nella sala delle monache tornano alla luce le pitture del Seicento
Siamo a dodici metri di altezza. Da qui la vista degli affreschi seicenteschi, riemersi dai lavori nella chiesa di San Paolo nella sala delle moanche, risalta ancora di più che da terra. I colori spiccano ancora intensi e ricchi di pigmento, nonostante gli strati applicati nelle epoche successive. Tutto ciò è potuto riemergere soltanto grazie ai lavori di ripristino e rafforzamento della chiesa iniziati dopo il sisma del 2012, mirati al consolidamento e miglioramento delle coperture.
Questo ritrovamento ha comportato, però, un adeguamento progettuale, che al momento mira a rimettere in luce l'apparato decorativo seicentesco, per la quale è stata richiesta un’autorizzazione alla Soprintendenza.
Ora i lavori sono affidati, tra gli altri, alle mani dell’architetto Elena Ceccaroni, la quale, insieme ad un team di restauratori, lavora per far riemergere al meglio l’inestimabile tesoro pittorico del ‘600 rimasto nascosto sotto uno strato successivo dai colori cupi sui toni del grigio per più di due secoli.
L’intera zona affrescata racconta il ciclo mariano, ovvero la storia della Madonna, che si trova nell’oratorio fin dal 1192, anno di formazione del complesso diviso allora in due chiese e un monastero femminile retto dall’Ordine Agostiniano.
Tuttavia la storia della chiesa di San Paolo ha affrontato, nei millenni, trasformazioni architettoniche per far fronte ai cambiamenti storici; come quando nel 1603 furono demolite le absidi e l'edificio fu decurtato di una intera campata per far posto alla chiesa interna utilizzata esclusivamente dalle monache di clausura oppure quando venne chiusa nel 1798 da Napoleone che utilizzò il monastero come caserma.
Solo dal 1859 i credenti hanno potuto visitare nuovamente l’edificio, diventato Istituto Provinciale di San Paolo, ed apprezzarne gli elementi architettonici e decorativi. È proprio di questi ultimi che nelle stanze delle monache sono riemersi gli affreschi seicenteschi che rappresentano, come l’architetto Ceccaroni ha raccontato «un unico motivo decorativo dove in ogni specchiatura presente sono state create cornici con volute, caratterizzate da due statue di donna ai lati ed un putto situato sopra». Lo splendore di questi decori seicenteschi in attuale riscoperta e fase di restauro, che terminerà approssimativamente in primavera, torneranno a splendere ed affascinare migliaia di visitatori. —
Mirabel Imhanfeotor
Alessia Tincani
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