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«Ciao, sono Micah: amo Modena ma devo ancora crescere...»

Elisa Gasparini Casari Giulia Memmolo
«Ciao, sono Micah: amo Modena ma devo ancora crescere...»

Il palleggiatore Christenson si racconta fuori dal campo: «Se non c’è volley, bene il basket: ho sempre un pallone»

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Micah Christenson, palleggiatore di Modena Volley e della nazionale statunitense racconta il suo 2020, tra sfide, sogni e aspirazioni. Dall’alto della sua esperienza e della modestia. Cominciando da dove tutto è iniziato, per conoscerlo meglio.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la strada della pallavolo?

«Ho iniziato seriamente a giocare a pallavolo quando avevo 13 anni in un club alle Hawaii. Mia madre era una giocatrice di pallavolo e all'università ha vinto il campionato con la sua squadra, mio padre invece giocava a basket: lo sport ha sempre avuto molta importanza nella mia famiglia. Ho sempre avuto un pallone in mano».

Hai un idolo sportivo a cui ti ispiri?

«Il mio idolo sportivo è sempre stato Larry Bird, ma mi ispiro anche a Dirk Nowitzki. Sono due atleti che ho sempre ammirato per la loro mentalità e le loro prestazioni durante le partite. Il mio primo amore è stato il basket».

Qual è stato il motivo per il quale hai deciso di giocare in Italia e in particolare a Modena?

«Ho scelto l'Italia perché credo che la Superlega sia il campionato più forte del mondo. Modena rappresenta la storia e la tradizione della pallavolo con il suo “tempio”, la città e i tifosi che sempre ci supportano. È ormai diventata la seconda casa della mia famiglia: i modenesi ci hanno accolto calorosamente e noi ne siamo entusiasti. È stata una scelta facile».

A febbraio del 2019 hai subito un’operazione al menisco. Con quale mentalità hai affrontato l'infortunio?

«Non è stato un momento facile, è successo dopo la partita contro Milano. Ho continuato gli allenamenti e le partite fino al termine della Coppa Italia, dopo la quale ho deciso di operarmi. Avevo già affrontato un intervento al menisco dopo le Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, per cui mi sono sentito più tranquillo e sicuro di poter ritornare presto in campo. Mi sono ripreso velocemente soprattutto grazie allo staff che mi ha seguito nella riabilitazione».

Che cosa ha significato e significa rappresentare la tua nazione alle Olimpiadi?

«Sono molto orgoglioso di poter giocare per il mio Paese e rappresentarlo alle Olimpiadi, le emozioni sono inspiegabili; partecipano i migliori sportivi del mondo e questo mi motiva molto nelle mie prestazioni. È un grande onore poter avere sul cuore la bandiera del mio Paese».

Come scarichi la tensione prima di una partita?

«L’importanza di un match contro una squadra forte è quello che mi motiva maggiormente, non sento tanto la tensione. Vivo le partite più importanti come un allenamento: se mi alleno al 100% so che la partita sarà uguale. Tenendo questa mentalità la affronto con meno tensione, facile a dirsi e difficile a farsi (ride). Cerco sempre di fare del mio meglio per la squadra».

Quali sono i tuoi obiettivi per il 2020?

«È sempre bello quando inizia un nuovo anno perché è un punto di “reset”. Per Modena Volley può esserlo perché possiamo vincere tutto in questo 2020 e ogni giorno lavoriamo affinché possano realizzarsi i nostri obiettivi. Quest’anno ci sono anche le Olimpiadi e spero che il 2020 possa portare grandi soddisfazioni e successi per Modena Volley e per la mia Nazionale».

C’è mai stato un momento in cui hai pensato di lasciare la pallavolo?

«Non ancora perché mi diverto troppo quando gioco. Amo il volley. Sto ancora imparando ciò che ha da insegnarmi questo sport». —

Elisa Gasparini Casari

Giulia Memmolo



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