Modena.I ragazzi del Muratori intervistano Bottura: «Giovani, passione e quella porta dell’inaspettato»
MODENA. Cosa può insegnare lo chef numero Uno al mondo a ragazzi del liceo classico, ogni giorno a contatto con grandi autori del passato come Omero, Virgilio e Dante? Massimo Bottura, classe ‘62, padre, amante dei motori e della propria terra, risponde alle domande degli studenti del Liceo L.A. Muratori San Carlo, citando Bob Dylan, Picasso e Albert Camus, rivelandosi non solo icona della cucina mondiale, ma artista dietro ai fornelli.
Da dove nasce la passione di Massimo Bottura per la cucina?
«Nella mia famiglia la cucina ha sempre avuto un ruolo fondamentale; lì si parlava, si sognava, si progettava il futuro. Grazie a mia madre ho capito l' importanza del fare le cose con passione, tant'è che ho deciso di trasformare in lavoro quello che era solo un hobby. Questo è ciò che ancora oggi cerco di trasmettere alle persone con cui entro in contatto: seguire le proprie passioni e coltivarle con interesse».
Così è nata la Francescana?
«Nel periodo che ho trascorso a New York mi sono dedicato a un progetto nel quale inizialmente riponevo ambiziose aspettative, ma trascorso un po’ di tempo, “lasciando aperta la porta dell’inaspettato” ho rivoluzionato i miei progetti. Un giorno infatti, a seguito di una telefonata di mio fratello, ho appreso della vendita di un locale in centro a Modena. Ho deciso allora che la mia sfida sarebbe stata trasmettere alle nuove generazioni l’importanza di coniugare la curiosità per le altre culture con le proprie origini».
È evidente che per lei i giovani abbiano un ruolo di rilievo, come cerca di coinvolgerli nei propri progetti?
«I giovani sono fondamentali, sono la base di tutto. Io voglio metterli alla prova per valutare la loro dedizione e passione: la quotidianità di questo lavoro è pura follia, ogni giorno ci sono infiniti impegni, è faticoso. Da come affrontano lo stress a cui li sottopongo capisco chi si impegna, perché ci tiene veramente. Attraverso l’esercizio e sulla base di quello che realizzano osservo il modo in cui esprimono la loro anima. Insegno loro a trasformare le passioni in “bocconi effettivamente mangiabili”, sostenendoli così anche in un percorso di crescita individuale. Tre sono gli aspetti che valuto: chi sei, da dove vieni e cosa puoi offrirmi. Senza preclusioni».
Trasformare la propria passione in lavoro è una soddisfazione grandissima, e la cucina senza dubbio è una delle sue passioni. Ce ne sono altre?
«La “bellezza” in generale: dalla musica all’arte. Condivido fermamente il pensiero del filosofo Albert Camus “La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza”. Adoro anche le motociclette, passione che coltivo sin dall’infanzia; d’altra parte sono cresciuto con il rombo dei motori nelle orecchie e Modena è la città delle “fast cars”».
Quali consigli darebbe a dei giovani che si affacciano alla vita lavorativa?
«La parola chiave è lavoro. Lavoro, lavoro, lavoro. Si deve “ricercare la qualità”. Oltre all’impegno e alla passione per i propri obiettivi, sicuramente è importante studiare e farlo seriamente. Nel mio percorso di crescita professionale tutti i grandi chef che ho incontrato mi hanno sempre detto “ascolta il tuo palato”; questa frase non è importante solo in cucina, ma anche nella vita di tutti i giorni. Credo sia un invito rivolto ai giovani a scegliere autonomamente la propria strada, senza essere succubi delle imposizioni di chi vuole sceglierla al posto loro». —
Diego Formenton
Bill Clinton Anim
Giacomo Davoli
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