A San Geminiano don Erio è green Muzzarelli rilancia: «Priorità ambiente»
Il sindaco cavalca il monito lanciato dal vescovo Castellucci «Compito di chi amministra è avanzare progetti concreti»
Oggi è il giorno del santo dei modenesi, quel San Geminiano che è talmente legato alla città da ‘prestare’ il suo nome agli abitanti che sono chiamati, anche, geminiani. La festa del patrono, l’ultimo giorno di gennaio, è vissuta intorno al Duomo (quello che in latino viene chiamato ‘Domus clari Geminiani’) che è la casa del santo vissuto nel quarto secolo, presumibilmente tra il 312 e il 390. Oggi sono attese migliaia di persone in Cattedrale, sia per le celebrazioni (la messa è alle 7, 8, 9, 11 e 18, alle 17.15 i secondi vespri) che per il tradizionale ‘giro del santo’ ovvero la visita alle spoglie mortali di Geminiano in cripta. Le celebrazioni della messa saranno presiedute anche dai vescovi di origine modenese: alle 8 mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma, alle 9 mons. Lino Pizzi vescovo emerito di Forlì e alle 18 mons. Giuseppe Verucchi arcivescovo emerito di Ravenna, mentre alle 11 il solenne pontificale sarà presieduto naturalmente dall’arcivescovo Erio Castellucci. Al pontificale saranno presenti anche le autorità civili e militari, oltre alle delegazioni delle città e delle diocesi legate a San Geminiano (come Pontremoli, che questa sera festeggerà con i ‘fuochi di san Geminiano’ o come la senese San Gimignano) e a diversi vescovi. Fuori dal Duomo la tradizionale, e partecipatissima, Fiera di San Geminiano, con tante bancarelle e gli immancabili ‘cioccapiatti’, ovvero gli imbonitori che cercano di vendere i loro prodotti. E, in tempo di cambiamenti climatici, San Geminiano non sembra più essere collocabile tra i ‘santi della barba bianca’: il riferimento alla neve, infatti, almeno per quest’anno è decisamente fuori luogo. E a proposito di festa di popolo, da 22 anni i vescovi di Modena scrivono una lettera alla città in occasione del patrono. Quella di quest’anno, come noto, ha come tema proprio quello della sostenibilità, ambientale e sociale.
Il sindaco, Gian Carlo Muzzarelli, ha “risposto” alla lettera di don Erio: «Rispetto alle risorse della natura, viviamo al di sopra delle nostre possibilità. Nelle parole di don Erio riecheggia l’insegnamento di chi ci ricorda come la terra, l’unica che abbiamo, non ci è stata lasciata in eredità dai nostri padri, ma ci è stata data in prestito dai nostri figli. E questo deve spronarci tutti a comportamenti più responsabili, a uno stile personale sobrio, sostenibile, sano, come sottolinea il vescovo. Che poi questo non basti lo dice lui stesso, ma questo non significa cedere alla tentazione di non fare nulla, all’indifferenza. E ha ragione il vescovo a criticare il benaltrismo, dobbiamo ripartire, invece, dal nostro impegno personale».
Muzzarelli si mette dunque in prima fila: «Come amministratori pubblici dobbiamo sentirci chiamati direttamente in causa perché abbiamo il dovere di andare oltre al comportamento costruttivo che parte dai nostri gesti quotidiani, a noi compete una concreta progettualità negli interventi a favore della collettività che si deve integrare sempre di più anche con uno sforzo importante nella dimensione educativa per contribuire a far crescere una nuova sensibilità ecologica, soprattutto nei giovani, una nuova coscienza collettiva che sconfigga l’indifferenza». Il finale del sindaco fa riferimento agli obiettivi dell’Onu e agli impegni della sua amministrazione: «Tutto ciò nella consapevolezza che, come ci suggerisce l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che proprio in questi giorni il Comune sta approfondendo, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile sono strettamente connessi con la lotta alla povertà, al degrado ambientale, all’ingiustizia sociale». —
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