Una dinamica sulla quale ha influito anche la reputazione di Bonaccini, come osserva Lorenzo Pregliasco: “ L’affluenza è scesa dove il centrodestra aveva le sue sacche di voto (Piacenza e Ferrara), mentre è cresciuta nelle aree urbane della Via Emilia. E questo, a mio avviso non è dovuto alle liste, ma al prestigio del Governatore. Una buona parte del surplus di Bonaccini è dato da chi ha indicato solo il nome del Presidente sulla scheda”.
È prematuro per parlare di crollo definitivo, le Regionali del resto sono molto diverse dalle politiche. Di certo però le elezioni emiliano-romagnole hanno rappresentato il momento più basso della vita politica dell’M5S. Il Movimento è nato simbolicamente nella Bologna dei “Meet Up” e dei primi “Vaffa Day” e in Regione aveva sempre fatto registrare ottimi risultati, fino a diventare nel corso delle politiche del 2018, addirittura il primo partito emiliano romagnolo. Un risultato che evapora completamente nel 2020: oggi l’M5S, con il suo 4.7%, raccoglie meno di quanto ottenuto da Fratelli D’Italia. Un crollo che coinvolge tutta la Regione, ma che come si può intuire dalla mappa sotto, è ancora più evidente in determinate aree dell’Emilia Romagna.
Il calo evidente del Movimento si mantiene pressoché costante in tutta la Regione, ma è assai più evidente nel piacentino e sull’Appennino, dove tende a scomparire, e più contenuto (per quanto possibile) in Romagna. “C’è un mantenimento molto relativo in Romagna, alle politiche qui aveva superato il 30%, ora sfiora l’8%. C’è una sparizione totale invece tra Piacenza e l’Appennino, probabilmente perché l’M5S tende ad andare storicamente meglio nelle aree costiere, ha avuto sempre una concentrazione sull’Adriatico. Probabilmente nelle altre è stata più forte l’astensione da parte dei militanti” osserva Pregliasco di Youtrend.
Il Movimento sembra pagare la svolta governista e la difficile alleanza con il PD che ha allontanato molti militanti della prima ora. È però singolare lo studio dell'Istituto Cattaneo, effettuato su cinque città delle Regione (Ferrara, Rimini, Forlì, Ravenna, Parma) che mostra come molti dei voti dell'M5S siano andati verso Bonaccini.
Un fenomeno dovuto sicuramente alle caratteristiche dell’elettorato emiliano-romagnolo, ma non solo. “Molta parte del voto che alle politiche o alle Europee si è riversata su Bonaccini, una sorta di ‘voto utile’ in chiave anti-leghista che ci ha portato verso una bipolarizzazione del sistema: i due candidati principali hanno preso circa il 95% dei voti, un fatto rilevante al quale non eravamo più abituati. C’è di certo una vicinanza da parte degli M5S rimasti a quel mondo civico e progressista più vicino al centrosinistra. I voti che dovevano andare a destra, in realtà, sono già andati a destra, basta guardare i dati delle Europee 2019” osserva Lorenzo Pregliasco.
Come si può intuire dal grafico sotto, l’unica vera novità è costituita dal crollo dell’M5S. La Lega perde 1.7 punti percentuali rispetto alle Europee, troppo poco per parlare di “crisi”, il Centrosinistra avanza sensibilmente ma il confronto con le Europee non appare molto attendibile.
I risultati elettorali delle Europee mostrati nella mappa non tengono conto delle peculiarità delle elezioni per Bruxelles che vedono schieramenti assai più eterogenei rispetto a quelli che si fronteggiano nel corso delle Regionali o delle Politiche (la Lega fa parte del gruppo sovranista, mentre molti partiti a sinistra del PD fanno parte della Sinistra Unitaria). E se sono le liste civiche e l’associazionismo ad aver contribuito al successo di Bonaccini, anche i voti raccolti a sinistra del PD sono stati importanti. La lista Emilia Romagna Coraggiosa ha raccolto il 3.8% in Regione che unito al 2.0% di Europa Verde, hanno fatto di lievitare di quasi 6 punti i consensi di Bonaccini.
Con l’aggiunta di gruppi che rimangono tuttavia minoritari (Partito Comunista di Rizzo, La Sinistra, Potere al Popolo) la sinistra in Regione sfiora tuttavia il 7% una percentuale inferiore a quella raccolta da Fratelli d’Italia. Piuttosto poco per quelle che un tempo era considerata la “Regione Rossa d’Italia”.
Fratelli d’Italia invece è uno dei partiti che avanza costantemente dalle elezioni del 2014, così come Forza Italia è uno di quelli che arrancano maggiormente. Il Pd torna ad essere, dopo due tornate elettorali, il primo partito della Regione, ma è ancora tallonato da una Lega che, rispetto alle Regionali del 2014 ha visto incrementare i suoi consensi di ben 13 punti percentuali. In calo costante dal 2018, come accennato precedentemente, il Movimento Cinque Stelle.
Un centrosinistra che prevale attorno al centro urbano di Modena, mentre rimane debole man mano che ci si allontana. I dati elettorali del modenese non sono troppo differenti da quelli regionali, con un centrosinistra più forte nei centri urbani, più debole nelle province e nelle periferie ammaliate dalla destra salviniana.
Il centrodestra a trazione salviniana, del resto, si avvicina a un centrosinistra che rimane prevalente nella provincia, ma che si avvicina alla coalizione di centrosinistra.
Il Pd aumenta leggermente i consensi rispetto alle Europee del 2019, ma arretra rispetto alle regionali del 2014 di ben 12 punti percentuali. La Lega scende di due punti percentuali rispetto alle Europee, ma cresce di oltre 10 punti rispetto alle Regionali del 2014.
Tra chi sale c’è invece la destra di Fratelli d’Italia, che nel modenese raccoglie addirittura il 7.7%. Sono ben sei punti percentuali rispetto al 2014, quasi due punti più di quanto raccolto dalle formazioni alla sinistra del PD. L’ennesimo segnale di un cambiamento impensabile fino a qualche anno fa.