Gazzetta di Modena

Modena

Fuori classe/ Il sondaggio Violenza alle donne: «No a giustificazioni»

Bianca Panciroli Chiara Piccinini Chiara Polimeni Aurora Romeo
Fuori classe/ Il sondaggio Violenza alle donne: «No a giustificazioni»

Parlano i ragazzi dai 16 ai 19 anni: «Sarebbe necessario affrontare di più questo tema all’interno delle classi» 

2 MINUTI DI LETTURA





Al giorno d’oggi si sente parlare sempre più frequentemente di violenza sulle donne: ma che cos'è?

Si definisce "violenza contro le donne" ogni atto di violenza che provochi “un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica alle donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà”, così recita l'articolo 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza di genere.

I dati ISTAT parlano chiaro: il 31,5% delle donne italiane tra i 16 e i 70 anni hanno subito almeno una volta, nel corso della propria vita, qualche forma di abuso fisico o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici: ogni 15 minuti in Italia una donna subisce maltrattamenti da persone che, in tre casi su quattro, hanno le sue chiavi di casa.

Anche in ambienti reputati "sicuri", come la scuola, una ragazza su dieci dichiara di essere abitualmente offesa e una su venti sostiene di aver subito atti violenza fisica dai propri coetanei.

Dati di certo scioccanti, che preoccupano e fanno riflettere le nuove generazioni: come possiamo cambiare la situazione?

Ecco cosa pensano i ragazzi modenesi (dai 16 ai 19 anni) interpellati sull’argomento. In seguito ai sondaggi, si è evinto che gli adolescenti trovino la violenza un atto scorretto, non solo nei confronti delle donne, ma di tutti, e non sarebbero disposti a giustificarlo bensì a denunciarlo. Inoltre abbiamo chiesto: “Cosa spinge un uomo ad adempiere tali brutalità?”

Secondo loro, le violenze possono avere diverse cause: momenti di follia o rabbia, disturbi o crisi momentanee, "un'onda di emozioni" che inizia con un'offesa, a cui fa seguito uno schiaffo e che culmina, in alcuni casi, con la morte. “Questo non è amore, è più un'ossessione”, sottolinea uno degli intervistati, che descrive al meglio la situazione delle coppie nelle quali avvengono violenze: si instaura un rapporto malato, tra vittima e carnefice, costruito su sentimenti negativi e su fondamenta instabili, ed è necessario che tutte le donne abbiano i mezzi per riconoscerlo prima che sia troppo tardi.

I ragazzi hanno fatto notare che all'interno delle scuole sarebbe necessario parlare di più di queste tematiche, per cercare di fornire gli strumenti per capire la gravità di tali atti: dal momento che avevano sentito di sfuggita menzionare la “giornata contro la violenza sulle donne”.

Tuttavia riconoscono l'esistenza di principi imparati nel corso della propria vita e che hanno il dovere di trasmettere alle generazioni future: l’utilizzo della parola costruttiva al posto delle mani, il rispetto e l'accettazione del prossimo. E ora sta a noi cercare, giorno dopo giorno, di ridurre qualsiasi atto violento: ciò diventa possibile solo con l’aiuto di tutti. —

Bianca Panciroli

Chiara Piccinini

Chiara Polimeni

Aurora Romeo

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google